L’ultima volta di Claudio Marchisio all’Allianz Stadium è stata un anno e mezzo fa: ha giocato lì la sua ultima partita, il 19 maggio 2018, Juventus-Verona 2-1. Oggi il “principino” è tornato allo Stadium presso la sala “Gianni e Umberto Agnelli” in cui ha dato il suo addio al calcio giocato tramite una conferenza stampa da egli stesso indetta.

Una carriera con i colori bianconeri, con sfumature azzurre, quelle dell’Empoli in cui giocò in prestito nel 2007, quelle della Nazionale 55 presenze e 5 goal e infine le sfumature azzurre dello Zenit di San Pietroburgo, ultima squadra in cui il il centrocampista ha giocato.

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Avevo fatto una promessa al bambino che sognava di diventare un calciatore. Avrei continuato a giocare fino a quando, mettendo piede in campo, avessi sentito la meraviglia del sogno che si stava avverando. Negli ultimi mesi ho vissuto un contrasto tra mente e cuore e ho capito che stavo venendo meno alla mia promessa. Ci sono momenti in cui è giusto che il cuore prevalga sulla mente, per questo preferisco fermarmi. Lo faccio senza ripensamenti, insieme alla mia famiglia, che mi ha insegnato a guardare al futuro con curiosità, senza timore. E allora grazie sogno! Perché mi hai dato forza, coraggio, successo e soprattutto mi hai reso felice! . I’d made a promise to the kid who dreamt to become a football player. I would have played until I had felt the marvel of the dream coming true by stepping into the pitch. In the past months my mind and my heart went through mixed feelings and I finally understood I wasn’t fulfilling my promise anymore. There are times when it is right for the heart to prevail over the mind, that’s why I prefer to stop. I have no regrets, also thanks to my family that has taught me to eagerly look into the future. So, thank you dream! You gave me courage, strength, success and, above all, joy! #ForzaJuve⚪⚫ #EmpoliFC🔵 #ДавайЗенит🌊 #VivoAzzurro #MC8 #future #mylife #myfamily @juventus @empoli_fc_official @zenit_spb @azzurri

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«La Juventus è il massimo, è sempre stato il mio sogno. Quando si parla di bandiere che non ci sono più, di calcio globale che cambia e di valori che si sarebbero persi, penso sempre che per me sarebbe il massimo diventare una bandiera della Juve. Vorrei poter non andare più via

Così parlava Claudio Marchisio nell’estate del 2013, poco dopo aver conquistato il suo secondo scudetto consecutivo, affacciato su un immediato futuro che sembrava promettere gran parte di quanto poi in effetti ha mantenuto, forse più per la Juventus che per lui. Entrato a Vinovo ad appena sette anni e arrivato nel giro di un decennio in prima squadra nel momento più difficile e buio della storia bianconera, quando si ritrovò ad affrontare il purgatorio della cadetteria di fianco a giganti che fino a qualche mese prima idolatrava sui campi di allenamento.

Come accade a tutti gli astri nascenti, anche Marchisio fu subito oggetto di paragoni spesso ingombranti, su tutti quello con Marco Tardelli di cui sembrava essere erede designato per la bravura nel tiro dalla distanza, la struttura fisica e la capacità di inserirsi tra le linee e andare in gol costruita anche perché nelle giovanili giocava da attaccante.

Una carriera dedicata in tutto e per tutto alla Juventus, 25 anni con la “vecchia signora”, con cui ha vissuto momenti altalenanti, dal dopo calciopoli al Rinascimento bianconero di Antonio Conte e Massimiliano Allegri, anni conditi dalla vittoria di tantissimi titoli in cui il “principino” ha vissuto l’apice della sua carriera.

Poi l’infortunio e un calvario che non sembra mai finire: 17 aprile 2016, Juventus-Palermo è questa la parità che segna un solco nella carriera dell’ex numero 8 juventino: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. La luce alla fine del tunnel sembra intravedersi quando il “principino” torna in campo dal primo minuto il 26 ottobre del 2017, ma i guai fisici non ne vogliono sapere proprio di abbandonarlo e lo perseguitano in tutta la stagione.

Così che nell’estate del 2018, dopo un anno vissuto ai margini, Claudio decide di rescindere il proprio contratto con la compagine bianconera per volare in Russia allo Zenit. Il “principino” diventa “Zar”. Un’annata non facile con un susseguirsi di infortuni che avranno termine con la rottura del menisco del ginocchio destro.

A “soli” 33 anni Marchisio sceglie di ritirarsi: “ho ricevuto tante offerte ma sapevo di dover rispettare Claudio, quello che sono. Non potevo accettare le proposte” -continua dicendo- “ho realizzato un sogno nella mia vita. Negli ultimi mesi la mia testa c’era ma il mio corpo non girava più come prima. Ho cominciato a riflettere. Non è importante l’età che uno ha, potevo avere 40 anni, ma quello che uno si sente. Se non puoi dare il massimo giusto lasciare”.

Eppure lo avevano cercato in tanti, dal Brasile alla Cina fino ai Rangers allenati dal suo idolo Gerrard, ma lui ha scelto di appendere le scarpette al chiodo. “In Italia solo alla Juve” chiudendo così le porte a qualunque club di Serie A che lo avrebbe voluto in squadra.

Con la maglia della Juve: 7 Scudetti consecutivi, 4 Coppe Italia, 3 Supercoppe Italiane, 389 presenze e 37 goal, un leader, una bandiera un vero e proprio simbolo bianconero. Si chiude così la sua esperienza nel mondo del calcio giocato, il futuro è ancora un’incognita ma ci sarà il tempo per pensarci. Si chiude così un capitolo della carriera calcistica di Marchisio, ma il futuro sarà ancora in tinte bianconere? Di certo è un Principe diventato Re.

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Mi chiamo Edoardo Sergi, sono nato a Catania 21 anni fa e studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. Amo lo sport, specialmente il calcio. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport

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