Classifica di Serie A con l’algoritmo: una follia che annullerebbe la meritocrazia

gravina

La Serie A riparte, e questo è ormai un concetto assodato. Per quanto riguarda la certezza che il campionato termini in maniera regolare ci sono ancora dei dubbi legati all’evoluzione del Coronavirus in Italia e in particolar modo nel caso in cui dovesse verificarsi un caso di contagio all’interno di una squadra.

Algoritmo per decidere la Serie A? Follia

Essendo una situazione in cui non ci si era mai ritrovati dal secondo dopoguerra, è normale prendere le giuste precauzioni e stilare previsioni nel caso in cui il campionato dovesse subire un nuovo stop, questa volta in maniera definitiva. Il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che nei suoi interessi ha naturalmente quello di terminare la stagione assegnando verdetti nel modo più meritevole possibile, ha proposto l’ipotesi algoritmo per decretare le posizioni in classifica e conseguenti vittoria scudetto, qualificazione alle coppe europee e retrocessioni. Una proposta che rasenta la follia.

Classifica finale, più meritocrazia e meno calcoli

Come spiegato anche da La Gazzetta dello Sport, affidarsi ad un algoritmo non sembrerebbe la scelta più giusta, se si considera poi che le varie squadre potrebbero cambiare posizione con il calcolo matematico rispetto a quelle che avrebbero avuto in caso di cristallizzazione della classifica. Così, una squadra in zona retrocessione potrebbe salvarsi e viceversa, come una squadra destinata all’accesso all’Europa League rischierebbe di non qualificarsi per la coppa. E tanti altri verdetti che sarebbero decisi tramite un calcolo matematico discutibile attraverso criteri altrettanto discutibili.

Nel calcio mai affidarsi alla logica per i risultati

Tra i parametri che influenzeranno l’esito della classifica in caso di stop definitivo ci sarebbe infatti uno che tiene conto delle partite giocate tra casa e trasferta, spesso un fattore che può incidere nel corso di una gara. Però, il vantaggio delle partite casalinghe è riservato agli incontri in cui il pubblico ha la possibilità di supportare la squadra dal vivo, ciò che adesso non si può fare a causa degli stadi chiusi. C’è un altro fattore che considera la media punti che una squadra ha raccolto nel corso del campionato o la mole degli avversari che si sarebbero dovuti incontrare. Non convince a pieno perché, per quanto sulla carta possa essere più complicato sfidare le prime tre della classifica rispetto alle ultime che quindi lottano per non retrocedere, nel finale di stagione pronostici dettati dalla logica e dal valore della squadra spesso non sono rispettati in quanto le squadre cosiddette piccole sono più ostiche da affrontare proprio nel finale di stagione, mentre le “big” una volta raggiunti i loro obiettivi possono permettersi di scendere in campo con un atteggiamento più passivo.

Nel calcio ragionare pensando alla soluzione apparentemente più logica (“la squadra forte batte la squadra piccola”) è assolutamente sbagliato e lo abbiamo notato più volte, specie nella parte finale della stagione.

L’opposizione dei dirigenti

Inoltre, visto che le opinioni e le idee dei vari presidenti e dirigenti dei club di Serie A hanno un peso notevole nelle scelte che influenzeranno tutto il campionato, è necessario sottolineare la posizione molto forte delle società di A, in tante contrarie all’algoritmo. Cairo e Marotta ad esempio si sono esposti in modo chiaro e preciso, spiegando come la proposta di Gravina non convince e non debba essere utilizzata per stilare la classifica.

Tutti noi ci auguriamo che la Serie A possa essere portata a termine in maniera regolare, perché significherebbe un miglioramento della situazione sanitaria, oltre al fatto che completare tutte le 38 giornate sul campo è il modo migliore per sancire una classifica sulla base della meritocrazia, che deve essere sempre posta al primo posto. Applicando l’algoritmo, forse non sarebbe nemmeno al terzo o al quarto.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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