Chiacchiere da VAR

Prima che la Video Assistant Referee (VAR) venisse introdotta nel nostro sistema calcistico, diverse erano le polemiche in merito a episodi ritenuti dubbi – o comunque erroneamente valutati – che avevano irrimediabilmente indirizzato l’esito di una gara. E adesso che la VAR è stata finalmente introdotta?

Il discorso merita di essere affrontati su due fronti diversi: quello inerente al margine di discrezionalità del direttore di gara e quello che riguarda i tifosi, che mutano opinione sulla tecnologia in campo a seconda della situazione, come se fossero bandiere che sventolano in base al vento.

Il protocollo VAR

Per fare chiarezza sul primo aspetto, andiamo a dare una sguardo il Protocollo VAR. Innanzi tutto l’addetto alla Video Assistant Referee può interpellare in due soli casi: chiaro ed evidente errore, grave episodio non visto. Le due categorie in questione devono, poi, essere ricondotte a quattro fattispecie ben delineate:
A) rete segnata o non segnata;
B) calcio di rigore da assegnare o meno;
C)
espulsione diretta (dunque non potrà intervenire in caso di doppia ammonizione);
D) scambio di identità.

Il vulnus principale di questo Protocollo potrebbe esser ravvisato nel fatto che gli altri ufficiali di gara possono chiamare l’arbitro a rivedere l’episodio, ma l’ultima parola sulla decisione spetta sempre e comunque al direttore di gara richiamato. Si tratta di un mero invito, che non ha carattere vincolante. L’arbitro – qualora fosse certo di aver visto bene – potrebbe persino evitare di rivedere l’episodio.

Ridurre questo ampio margine di discrezionalità – e magari farsi anche un bagno d’umiltà – potrebbe certamente portare ad un utilizzo più efficiente del VAR. Che sia chiaro: tornare indietro, a quando la Video Assistant Referee non era presente in campo, sarebbe come fare un tuffo nel Medioevo.

Due ipotetiche soluzioni potrebbero essere ravvisabili o nell’introduzione di un obbligo per l’arbitro di andare almeno a rivedere l’episodio (dunque rendere l’invito degli altri ufficiali di gara vincolante) o nel dare maggior influenza agli ufficiali di gara in sala VAR (sino ad arrivare, nei casi più drastici, a sostituire la decisione errata dell’arbitro con quella corretta). Ma queste restano soltanto mere ipotesi.

Chiacchiere da bar

L’altro profilo asserisce alle così dette chiacchiere da bar, perchè – checché se ne dica – il calcio è anche quello vissuto dai tifosi, e non soltanto quello giocato all’interno del rettangolo di gioco.

Lungi dal voler citare specifici episodi onde evitare di far passare questo pezzo per un’accusa contro una squadra od una arringa difensiva a favore di un altro, cercheremo di procedere per linee generali. Luciano Ligabue in “Caro il mio Francesco” scrive “Non c’é peggiore sordo di chi non vuol sentire, tu pensa a chi non sente e poi ne vuol parlare“.

E così è, perchè il tifoso medio è pronto a gridare al complotto e al campionato venduto in caso di episodio dubbio a favore non dato o episodio dubbio contro concesso. Ma solo se riguarda la propria squadra del cuore, sia chiaro.

Perchè non può esservi errore umano, non possono esservi lacune nella disciplina, è sempre colpa di qualcun altro, che magari sta più su. Tutto marcio e corrotto. Il regno delle generalizzazioni, purtroppo, ha investito anche il mondo del calcio.

E allora bisogna intervenire, migliorando la normativa sul VAR per sedare lingue che non sono ne troppo lunghe o velenose, ma semplicemente faziose.

CONDIVIDI
"La maniera di andare a caccia è di poter cacciare tutta la vita, fino a che c’è questo o quell’animale [...] e quella di scrivere è sin che tu riesci a vivere e vi siano lapis e penna e carta e inchiostro o qualsiasi altro strumento per farlo, e qualcosa di cui ti importi scrivere, e tu senta che sarebbe stupido, che è stupido fare in qualsiasi altro modo" - Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, 1935.

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008