La risposta al quesito posto nel titolo è un si, molto deciso anche. Il lavoro svolto sin qui dal tecnico interista nel gioco della squadra ed, in particolare, negli attaccanti della rosa è evidente e sotto gli occhi di tutti.
Il gioco offensivo nerazzurro ha difatti beneficiato dell’arrivo di Simone Inzaghi alla guida tecnica mettendo a referto sin qui 22 reti in 7 gare, risultando il miglior attacco del campionato: tanti marcatori diversi, tante soluzioni possibili ma una costante evidente, ossia il grande rendimento delle punte dell’Inter.

Lautaro Martinez, Edin Džeko ed Joaquin Correa hanno messo a segno ben 13 reti delle 22 realizzate in 7 gare, in cui il Tucu (assente per due giornate ed uscito anzitempo col Bologna) ha realizzato 2 reti in 130’ disputati, mentre il Toro e il bosniaco hanno segnato rispettivamente 5 e 6 reti. Se per quanto riguarda il numero 10 interista vi è poco da stupirsi visto il suo valore tecnico e considerando che è l’incaricato dei tiri dagli 11 metri della banda di Simone Inzaghi, stupisce decisamente invece il rendimento dell’ex capitano della Roma.

Una gara in cui l’Inter ha mostrato al massimo il suo potenziale offensivo

Il motivo? Basti pensare la cifra irrisoria da cui è arrivato dalla Roma, ossia appena 2 milioni di euro (nel caso in cui l’Inter si qualificasse alla Champions League 2022/2023 ndr), ma anche al rendimento avuto lo scorso anno in serie A: 27 partite disputate totali, con 1826’ giocati conditi da 7 reti e 4 assist, oltre a 2 ammonizioni ricevute.

In sole 7 gare di campionate disputate sin qui, il bosniaco ha praticamente raggiunto le reti realizzate in tutto lo scorso campionato, risultando estremamente impattante e decisivo non solo dall’inizio ma entrando anche dalla panchina, come ad esempio nell’ultimo match disputato con il Sassuolo: i numeri parlano di 521’ disputati, conditi da ben 6 reti, 1 assist ed 1 ammonizione, con una media di una rete ogni 87’.

La rimonta guidata da Džeko contro il Sassuolo, subentrando dalla panchina.

Sono numeri da capogiro quelli di Džeko sin qui, che stanno riuscendo anche nell’impresa di non far rimpiangere in maniera eccessiva la cessione di Lukaku.

Arrivato in nerazzurro quasi sottotraccia, come se fosse uno scarto e giocatore qualsiasi, il cigno di Sarajevo ha saputo per ora smentire tutti, riuscendo ad elevarsi a leader della squadra e a uomo decisivo sia dal punto di vista realizzativo che nell’apporto nel gioco interista.

Il merito va anche a Simone Inzaghi, capace di coccolare il talento bosniaco e farlo nuovamente sentire protagonista all’età di 35 anni dopo una stagione decisamente al di sotto delle sue aspettative.

Il lavoro di Inzaghi è stato ottimo anche soprattutto dal punto di vista del metodo di gioco, andando a privilegiare molto di più il gioco palla a terra e gli scambi nello stretto a differenza di quanto fatto prima da Antonio Conte, dove si puntava sulla fisicità di Lukaku e sul suo strapotere nelle ripartenze, mentre con Džeko viene più utilizzato il gioco palla a terra vista la migliore tecnica di base dello bosniaco e la sua abilità nel vedere il gioco, anche se vi è uno scompenso dal punto di vista fisico e nelle ripartenze.

Džeko sin qui è stata quindi la sorpresa più lieta dell’inizio di stagione nerazzurro, quasi come se fosse tornato quello straordinario attaccante capace di segnare 29 reti in 37 gare nella stagione 2016/2017: ora è chiaro come Simone Inzaghi debba riuscire a plasmare ancora al meglio la sua Inter, come è anche chiaro che magari l’attaccante bosniaco potrebbe non riuscire a mantenere questo ritmo e costanza realizzativa per tutta la stagione: se però invece Džeko si confermasse su questi livelli, a cosa potrebbe ambire l’Inter di Simone Inzaghi?

CONDIVIDI
Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.