L’ultimo periodo vissuto da Thomas Strakosha alla Lazio è stato, probabilmente, il più complesso della sua carriera. Risale a oggi l’ultimo comunicato della società biancoceleste sulle condizioni del portiere albanese nato ad Atene: trauma contusivo distorsivo al ginocchio destro, necessità di intervento e riabilitazione; a conclusione dello stesso comunicato però viene ribadito che “Tra il calciatore e la società intercorre un rapporto di reciproco rispetto ed assoluta fiducia, per la professionalità che il giocatore ha sempre dimostrato nella sua lunga militanza biancoceleste”. 

Ci sono due elementi da analizzare in merito: il primo è certamente un cambio di passo deciso, ma evidente fin dall’assunzione di Roberto Rao come nuovo responsabile, nell’atteggiamento della società di Lotito verso la comunicazione (sia ad esterni, sia a chi si occupa della società specificamente), questa volta esplicitamente per mettere a tacere determinate affermazioni uscite sui quotidiani negli ultimi giorni; dall’altro lato viene rinnovata la fiducia al ragazzo, ma al tempo stesso si ricorda, tra le righe, che la sua militanza laziale è ormai lunga. È evidente che il ragazzo sia riconoscente alla squadra che lo ha prelevato giovanissimo dal Panionios e in pochissimi anni lo ha portato ad essere titolare in Serie A, a giocarsi la Champions e a guadagnarsi l’etichetta di predestinato.

Dall’esordio all’insostituibilità

Perché, ad oggi, quella di Thomas Strakosha sembra essere una vera e propria parabola. Esordisce nella massima serie a 20 anni, il 20 settembre 2016 in trasferta a San Siro contro il Milan: è il primo anno di Inzaghi, rimasto sulla panchina dopo il caso Bielsa e chiamato a rifondare un ciclo con una squadra che sta vivendo rapidi mutamenti. Nonostante la sconfitta, il portiere albanese diverrà pressoché titolare a partire da quella partita: fino alla fine della stagione 2019-2020 sarà in assoluto uno degli insostituibili del mister piacentino, senza subire minimamente la concorrenza dei vari Marchetti, Vargic, Proto. 

Proprio qui sta probabilmente la chiave per comprendere cosa è avvenuto e sta avvenendo in questo momento, la mancata concorrenza: un po’ per evidenti differenze tecniche con i rispettivi 12esimi, ma anche per volontà di mercato, sempre volto a non mettergli pressioni ma anzi a cercare profili d’esperienza che giocassero poco ma che potessero fargli “da chioccia”. 

Esplosivo tra i pali e “pararigori”

È indubbio che tra le qualità principali dell’albanese ci sia la reattività tra i pali, basti pensare al rigore parato a Dybala allo Juventus Stadium nel 2017, all’intervento contro Dzeko nel derby durante la stessa stagione oppure al doppio intervento contro Barella e Gagliardini a San Siro due stagioni dopo. Grande tecnica quindi e ottimi riflessi che lo rendono un discreto pararigori, un difficile avversario nell’1 contro 1 e in generale uno dei migliori della Serie A, dati alla mano, per parate.

Nonostante questo, quella laziale è da sempre una piazza calda e Thomas, che da sempre si cela dietro a un’apparente tranquillità accompagnata da un infinito chewing-gum (stile Delio Rossi per rimanere in tema), non è mai stato esente da critiche durante tutta la sua permanenza. 

Il ruolo, come si sa, non aiuta; negli occhi dei tifosi resteranno indelebili alcuni errori, su tutti quell’uscita sbagliata a Bergamo che sancì il 3-2 finale per l’Atalanta e, forse, la rottura di quell’equilibrio perfetto presente nei ragazzi di Inzaghi fino a prima della sosta forzata durante il lockdown. Al centro delle critiche da anni sempre gli stessi fondamentali su cui Strakosha non sembra essere maturato molto: uscite, comunicazione con la linea difensiva, carattere e impostazione con i piedi

Nuova stagione: arrivo di Reina

Solo alla luce di quanto qui brevemente riportato si può dare un’analisi della stagione attuale. Nel mercato estivo, infatti, alla Lazio serviva con urgenza un acquisto che conoscesse la Champions e che potesse dare la giusta mentalità ad un gruppo privo di grande esperienza in competizioni del genere. Dopo la telenovela David Silva, a Formello arriva Pepe Reina: classe ’82, un’ultima stagione tra alti e bassi nel Milan prima nell’Aston Villa poi, dall’alto delle sue 69 apparizioni in CL può essere il profilo giusto per far maturare Thomas nei suoi punti deboli. 

Il ritiro è breve, la stagione comincia: arriva subito un clean sheet a Cagliari, poi altre critiche dopo i 4 gol rimediati contro l’Atalanta e i 3 contro la Samp, infine un’ottima prestazione nel 3-1 contro il Dortmund. 

È il 24 ottobre, Inzaghi dirama i convocati per la sfida contro il Bologna, ma Strakosha è assente, probabilmente per noie fisiche, quindi per la prima volta in stagione il titolare sarà Reina. 

Da quel momento Thomas si ferma causa Covid e rivede il campo nella sconfitta del 29 novembre per 1-3 contro l’Udinese: le molte critiche sul rendimento e, di pari passo, l’ormai affermata affidabilità di Reina minano la sua titolarità tra i pali. 

Inzaghi si innamora della personalità dello spagnolo, capace di telecomandare non solo la difesa ma l’intera squadra, e della grandissima capacità di far partire l’azione dal basso con passaggi (rasoterra e non solo) precisi anche a lunghe distanze.

Non a caso la successiva presenza di Strakosha in campionato è datata 6 Gennaio (2-1 contro la Fiorentina), seguita soltanto da un’apparizione in Coppa Italia contro il Parma (21 gennaio). Proprio in queste ultime due apparizioni il portiere albanese appare in ottima forma, ma poi ecco un altro stop: sicuramente noie fisiche, ma, secondo alcune fonti, anche un po’ di mal di pancia.

Futuro al bivio

È a questo punto che si intensificano le voci sul futuro del 25enne albanese, che ha il contratto in scadenza 2022, ma che, soprattutto, non ha sfruttato l’occasione offertagli dal mister e dal ds Tare: imparare dal proprio vice, migliorare nei propri punti deboli, acquisire maggiore sicurezza. Non è facile imparare fondamentali che non siano puramente tecnici e non è facile convivere con la panchina: Strakosha in conclusione non ha ancora raggiunto quella maturità richiestagli, deludendo le aspettative. 

Certamente è una grave colpa da parte sua; tuttavia sarebbe, analogamente, una grave colpa della società sprecare un talento purissimo, svendendolo: due anni fa Lotito rispondeva alle sirene della Premier chiedendo 35 milioni, questo’anno tra panchina, pandemia e contratto in scadenza non si potrebbe valutare oltre i 20.

Sicuramente per la Lazio questa è una grana non da poco, anche perché il ragazzo è prodotto del vivaio e, cedendolo, non si libererebbero posti nella lista degli over 22 valida per la Serie A; Reina potrebbe rinnovare entro pochi giorni fino addirittura al 2023, ma la rosa necessita, da anni, di una rivoluzione volta a ridurre l’età media (una delle più alte in Europa). I nomi usciti di recente sono anch’essi altalenanti: Micai e Montipò non sembrano all’altezza, per Silvestri si prospetterebbe un derby di mercato con i cugini romanisti, Trubin sarebbe una bella suggestione ma costosa. Intanto, in primavera, si parla molto bene di Gabriel Pereira, classe 2002 portoghese arrivato quest’estate dal Monaco.

I fantasmi per Strakosha sono molti: questo ultimo infortunio non aiuta e una parte dell’ambiente non gli perdonerà mai certi episodi. Dalla sua parte, però, c’è l’età e la fiducia del mister che lo ha lanciato tra i grandi. Nelle ultime due prestazioni pre-infortunio aveva fatto molto bene, ma ha deluso le grandi aspettative sulla propria crescita personale. Il girone di ritorno sarà, nel bene o nel male, decisivo per il suo futuro.

CONDIVIDI
Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008