In un “Massimino” deserto si ricomincia a giocare dopo una lunghissima pausa causata dallo sciopero dell’ultima giornata indetta dalla lega di Serie C. 

Al posto di Pietro Lo Monaco, che sembra vicino al ritorno nella città dello stretto con l’incarico di consulente tecnico all’ACR Messina, c’è Nino Pulvirenti che si rivede allo stadio dopo una lunghissima assenza. 

Foto di: Andrea Carlino

Il Catania parte bene ma è il Potenza a passare in vantaggio al quarto d’ora di gioco con il goal di Ferri Marini, che sfrutta un grossolano errore di Calapai che sbaglia lo stop, per il giocatore potentino è facile insaccare alle spalle di Furlan. 

Gli etnei reagiscono immediatamente e danno una scossa al match: è Pinto che dopo una bella azione mette un cross radente in area di rigore ma Barisic spara alto. 

Al 32’ è Giosa, bomber implacabile contro il Catania nelle precedenti partite, a toccare con il braccio in area di rigore. Curiale si incarica di andare dal dischetto e spiazza Ioime, terzo goal in campionato per il numero 11. I rossoazzurri trovano il pareggio al 33’. 

Si chiude così il primo tempo, gli etnei spingono ma non trovano spazi, complice l’ottima organizzazione difensiva della squadra di Raffaele. 

La seconda frazione di gioco inizia con Lucarelli che inverte gli esterni d’attacco, ma il copione sembra lo stesso dei primi 45 minuti. 

I rossoazzurri spingono sull’acceleratore e creano qualche discreta trama di gioco. Il tecnico livornese vuole vincere la partita e propone un Catania a trazione anteriore: fuori Calapai per il neo acquisto Curcio, che prende la maglia numero 10 di Ciccio Lodi, passato alla Triestina. 

È proprio il trequartista che prova a mettersi in mostra, risultando però abbastanza frettoloso e ancora non in splendida forma. 

Al 65’ altro cambio per Lucarelli che fa uscire Barisic per Sarno e fa esordire l’altro neo acquisto Vicente e manda fuori Rizzo. 

Il match non decolla, entrambe le squadre lottano su ogni pallone ma non creano nulla, la partita si imposta su mismatch nella metà campo. 

Il Catania così prova a giocare palla a terra sfruttando le qualità della batteria dei trequartisti che di certo non manca, anzi è raro trovare queste caratteriste tecniche in Lega Pro. Il campo in pessime condizioni non è d’aiuto per assistere a fraseggi stretti e a un gradevole gioco. 

Piccola nota: com’è possibile che il terreno da gioco sia in condizioni imbarazzanti dopo che è da un mese che l’impianto non viene utilizzato ed è una stagione caratterizzata da piogge e non dal caldo arido estivo. 

Il Potenza non affonda e resiste facilmente ai timidi approcci offensivi da parte dei ragazzi di Lucarelli. 

Si conclude così il match, da rivedere la terna arbitrale: tante tantissime ammonizioni ambo le parti e molteplici interruzioni di gioco per ogni minimo contatto fra i giocatori. 

Una riflessione sul tifo assente è doverosa. I tifosi rossoblu sono stati un bello spot per il calcio. Sono arrivati in massa a Catania e hanno incitato la loro squadra fin quando hanno potuto. Durante la fine del primo tempo gli è giunta notizia della tragedia stradale avvenuta nelle loro zone, precisamente a Vaglio Scalo, dove ha perso la vita un tifoso del Rionero dopo gli scontri avvenuti con la tifoseria del Melfi. Per rispetto i potentini sono andati via dallo stadio e sono ritornati nella propria città. 

I supporters rossoazzurri ormai sono assenti da lungo tempo e non appoggiano una squadra che invece ha bisogno del tifo quando gioca fra le mura amiche. Il comportamento degli ultras catanesi oltre che essere inspiegabile è anche recidivo. Perché non venire allo stadio a cantare per onorare i propri colori d’appartenenza? Il Catania ha bisogno dei propri tifosi sia perché portano introiti, che sono fondamentali per arrivare quantomeno a fine stagione, sia per motivare un gruppo di giocatori che spesso accusano la mancanza del famoso dodicesimo uomo in campo. 

Il “Cibali” quando i rossoazzurri militavano nella massima serie, era un vero e proprio fortino invalicabile per Juventus, Inter, Roma e tutte le squadre più forti della Serie A. Come detto da Lucarelli in mix zone: “prima i giocatori avevano paura di scendere da pullman quando venivano a Catania adesso invece fanno i prepotenti in casa nostra”. Questo è figlio anche di una totale divisione fra squadra e tifo nato dai continui battibecchi tra la dirigenza gli ultras, la stampa e chiunque abbia a cuore il Catania.  

Lucarelli non è un uomo con la u maiuscola ma è un UOMO con tutte le lettere maiuscole. Sia a Messina che a Catania sta dando l’anima in una situazione difficilissima. Il tecnico livornese prende uno degli ingaggi più bassi in tutta la serie C e ha messo l’amore per questa città davanti a tutto. 

Servirebbe un libro per descrivere la grandezza umana di Cristiano Lucarelli, che non sarà di certo Pep Guardiola ma è un passionale e uno che ci mette l’anima e il cuore oltre che essere dotato di una grandissima intelligenza. 

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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