Argomento tornato in voga dalla costituzione della InterSpac srl è il modello di azionariato popolare. Famoso ai piedi del vulcano dallo scorso anno, quando il dirigente sportivo Fabio Pagliara aveva lanciato questa idea. Bocciata dalla Sigi con il benservito dato a quest’ultimo.

Facciamo chiarezza, seppur alcuni membri dell’esecutivo che dirige il Catania pensano che sia un modello di azionariato popolare, così non è. Effettivamente chi versa denaro compra azioni della SIGI ma non del club etneo. Un euro equivale ad una azione.

Quindi chi mette i soldi diventa socio della Sigi, non del sodalizio etneo. Il che significa che in qualunque decisione assembleare riguardante il Catania, i tifosi non hanno il benché minimo potere. Quindi parliamo di donazione per iscrivere la squadra, non di azionariato popolare.

Poi qualche membro della Sigi dovrebbe spiegare dove si trovano i soldi per mantenere la società in vita. E la risposta non sono gli abbonamenti, gli sponsor o la riapertura di Torre del Grifo, perché neanche quest’anno partirà la campagna abbonamenti.

Gli sponsor anticiperanno il loro contributo per iscrivere la squadra, quindi superato il capitolo iscrizione gli introiti saranno solo quelli del botteghino, con la capienza dello stadio al 25%.

A questo si aggiunge anche la richiesta di sequestro dei beni che può arrivare fino a 3 milioni che sarà discussa in questi giorni. Questa richiesta ha fatto scappare molti dei possibili gruppi interessati.

Quindi i soldi della donazione servono per evitare il fallimento e coprire le perdite pregresse, non per programmare le spese future. Si stima che da qua ai prossimi mesi il Catania dovrà uscire 8 milioni per i creditori privati, costruzione squadra, trasferte ecc.

Archiviato questo aspetto, riteniamo corretto dare qualche dato per chi paragona l’azionariato popolare che si potrebbe fare a Catania con quello di Barcellona, Bayern e quello proposto dall’Inter. Quest’ultima ha 3.8 milioni di tifosi in Italia (fonte StageUp) il Catania 600.000 (fonte Wikipedia).

Il PIL della Lombardia è pari a 370 miliardi di euro, in Sicilia 85 miliardi (fonte ISTAT). E dobbiamo confrontare chi sta aderendo al progetto Inter con chi gestisce ora il Catania? Meglio di no.
Vogliamo parlare della brand equity dell’Inter con quella del Catania? Meglio di no.

Potreste dire che stiamo parlando di una squadra di serie A che costa molto di più di una squadra di serie C e che quindi la proporzione ci sta, ma infatti è il paragone quello sbagliato. Anche perché costi alti in serie A ma ricavi ugualmente alti. In Serie C costi alti e ricavi bassi, anche perché la dirigenza etnea non è stata in grado nemmeno di elaborare banalissime strategie per incrementare le vendite.

Insomma, parliamo di fatti e dati, non parole. Elementi oggettivi, non simpatie e antipatie soggettive.

I tifosi del club dell’elefante hanno dimostrato un attaccamento unico alla maglia e per la terza volta in un solo anno hanno uscito soldi a fondo perduto. L’affluenza è stata da record 1000 bonifici circa e più di 100 mila euro raccolti. Qualunque proprietà saprà sempre di poter contare sui tifosi etnei.

Entro le 23.59 di oggi la proprietà che gestisce il club rossazzuro dovrà ricapitalizzare e iscrivere la squadra al prossimo campionato di lega pro, anche se l’iscrizione non scongiura da fallimenti in corso della stagione.

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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