Il Catania sta vivendo il momento più difficile della sua lunga storia, il futuro appare nebuloso e il rischio fallimento è concreto, cordata e altri imprenditori permettendo. 

In un momento storico così difficile riemergono i ricordi passati quando c’erano addirittura 3 siciliane in massima serie: Catania, Messina e Palermo. Ma cosa ne è stato delle altre due?

Fallimenti e salvezze delle piazze storiche del calcio italiano

Nella città dello stretto, dopo gli anni gloriosi della serie A, si sono susseguiti presidenti, proprietà, problemi e una miriade di fallimenti. Il Messina non ha abbandonato il suo progetto ma ha addirittura raddoppiato, due squadre ma i risultati stentano. 

A Palermo la storia è ben diversa, se alle pendici dell’Etna sembra che ci sia qualcuno che non voglia vendere, nei pressi della “Favorita” il Presidente Zamparini, stufo dei rosanero, ha ceduto la società in fretta e furia a, per utilizzare un eufemismo, soggetti poco credibili.

Catalogato un altro dissesto finanziario, il duo Mirri-Di Piazza ha messo soldi ed entusiasmo per rilanciare una piazza importantissima ma troppe volte bistrattata. 

Dalla nostra isola passiamo al tacco dello stivale, dove in questi ultimi anni le società con stato di insolvenza sono state illustri.

A Bari ne sanno qualcosa, i galletti falliti una prima volta nel 2014, sono riusciti a mantenere categoria e matricola, salvati in extremis dall’ex arbitro Gianluca Paparesta. Poi il passaggio a Giancaspro e la mancata ricapitalizzazione hanno condannato i biancorossi a ripartire da 0. 

A 130 km dal capoluogo pugliese un altro crac, in questo caso a rimetterci le penne è stato il Foggia che non è riuscito a trovare i fondi necessari per iscriversi al campionato, stesse motivazioni che hanno portato al default anche l’Avellino e il Cesena. 

Fra le società in bancarotta che hanno mantenuto la matricola, ci sono le neo promosse: Reggina che nel 2016 riuscì a salvarsi con il “fallimento con esercizio provvisorio” e il Vicenza di papà Diesel, Renzo Rosso. 

Infine, fra i patatrac più famosi, non possiamo che citare quello del Napoli, della Fiorentina e il più recente del Parma. Da questi nascono la normativa “Lodo Petrucci” e le stringenti norme indette dalla FIGC. 

Pensiamo al futuro della società del Catania

Insomma le strade sono molte ma tutte tortuose e difficili, il lavoro è tanto sia per il duo Di Natale- Astorina sia per chi vuole acquistare

La speranza è che certe situazioni che sono avvenute nelle squadre già citate non avvengano e che chi compri il sodalizio etneo abbia la voglia e il potenziale economico necessario per riportare in auge questa gloriosa matricola. 

Il prossimo di questo lungo albo di squadre fallite non vuole essere di certo il Catania. Settantaquattro anni di storia non possono e non devono essere cancellati, in qualunque modo bisogna salvare l’11700. 

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.