Castellammare si gode la Juve Stabia: il futuro è da scrivere

Castellammare di Stabia è una città di 60 mila abitanti(circa) a 20 minuti di macchina da Napoli e Sorrento. E’ una paese di passaggio, in cui i forestieri si fermano per una notte e ripartono. Ma se si desse alla città l’opportunità di viverla, ci si accorgerebbe che le sue strade nascondo segreti da scoprire. Si respira arte a Castellammare, sacrificio e sofferenza. E’ facile perdersi, ma chi riesce ad essere forte è in grado di scrivere la storia. Animo stabiese. Lo sa bene Fabio Caserta, che stabiese di nascita non è, ma che ha deciso di restare, incarnando esattamente lo spirito di questa città. Le difficoltà sono state tante per lui, qualche cicatrice sul cuore c’è: è stata dura. Ma senza mai mollare, Caserta sta scrivendo la sua storia e quella di Castellammare, insieme ad un gruppo di persone eccezionali.

UNA STORIA DI CADUTE E RINASCITA

Già dagli albori della sua carriera non è stato facile. Fabio Caserta, infatti, non è nato per fare il calciatore. Anzi, ha incominciato tardi: a 18 anni. Impossibile arrivare tra i grandi. E invece no. Qualche anno dopo Caserta abbraccia la serie A. Giocare nelle serie minori(col Locri, la Pergolettese, l’Igea Virtus) ha temprato il carattere del giovane Caserta: nulla accade mai per caso(imparerà sulla sua pelle). Poi è arrivata  la grande occasione col Catania, che l’ex centrocampista ringrazierà per sempre, nonostante abbia ricevuto più di qualche critica dai tifosi per il passaggio al Palermo(a cui lui non poté opporsi, tiene a precisare il mister).

FOTO SPORT NEWS

Nel 2012, Caserta passa dal freddo di Bergamo a Castellammare e se ne innamora. E i tifosi si legano a lui. Diventa in poco tempo capitano, come in una bellissima storia d’amore. Eppure, anche a Castellammare non è stato semplice. Caserta vive qui uno dei momenti più duri della sua vita: la perdita del fratello. Non è facile ripartire, l’idea è quella di lasciare andare tutto. Ma Castellammare gli rimane vicina, così come la Juve Stabia e il presidente Manniello. Caserta ha tempo per pensare e alla fine rimane in città. Qualche tempo dopo appende gli scarpini al chiodo e inizia la sua nuova vita da allenatore in seconda. Poi diventa lui il mister e si dimostra tra i più promettenti della categoria, riuscendo quasi a portare la sua Juve Stabia in cadetteria. Ma i suoi ragazzi si fermano ai play off con la Reggiana.

FOTO CALCIOMERCATO.COM

IL RISCHIO FALLIMENTO

Superata l’amarezza per la mancata promozione in serie B, Caserta e le vespe affrontano una nuova difficoltà: in quest’estate il rischio scomparire è stato concreto. La Juve Stabia, infatti, è stata ad un passo dal fallimento. Caserta sarebbe potuto andar via, ma ancora una volta decide di rimanere, perché non avrebbe potuto lasciare una società che era stata molto vicino a lui quando ne aveva avuto più bisogno. Riconoscenza e rispetto. Alla fine il club si iscrive al campionato, nuovi soci entrano nell’organigramma stabiese e a metà luglio riparte la stagione. A fari spenti, mister Caserta e i suoi ragazzi lavorano. Si suda sul campo tra gli allenamenti e le amichevoli. Poi arriva il momento di fare sul serio e le vespe non si lasciano trovare impreparate, riuscendo a vincere le prime sei partite consecutivamente in stagione. Lo stop con la Casertana sull’1-1 non frena l’entusiasmo gialloblu. Da allora sono stati pochissime le pause: le vespe ad oggi si trovano a più nove dalla seconda in classifica e senza aver mai perso. Non male per una squadra che era destinata a non giocarla nemmeno questa competizione.

IL GRUPPO, ANIMA STABIESE

In estate avrebbero potuto lasciare Castellammare in molti, non solo il mister. Ma come per Caserta, anche i ragazzi hanno deciso di rimanere per regalarsi qualcosa di straordinario. Ed è così che sono arrivati i rinnovi di Canotto, Calò e Mastalli, protagonisti di questi primi mesi gialloblu. Chi, invece, è arrivato ha sposato immediatamente la causa gialloblu, sviluppando un senso d’appartenenza fuori dal comune e contribuendo a creare un gruppo solido. Ad immagine e somiglianza del proprio mister, la squadra suda in settimana e dà tutto in campo.

Si vince insieme, si perde insieme: ci si aiuta se un compagno è in difficoltà. Animo di uno stabiese vero, ancora una volta. Lo stadio, nel frattempo, si riempie, soprattutto con i bambini. Castellammare sorride perché è consapevole di aver trovato i suoi ambasciatori nel mondo: ragazzi puliti, umili, fieri dei propri colori, che amano la città nonostante non siano stabiesi d’origine. Un esempio per le nuove generazioni, una testimonianza concreta che dimostra che c’è vita a Castellammare, che accoglie chi la ama ed è disposta a scoprila.

FOTO EMILIO D’AVERIO

Come è finirà questa storia, non è dato saperlo. Ma il bene che la Juve Stabia sta facendo alla città, ai suoi abitanti, rimarrà, indipendentemente dalla conclusione del viaggio, che si spera dia l’opportunità di far conoscere la realtà gialloblu a nuove piazze, sempre più grandi.

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