Fare chiarezza è la cosa più importante da compiere in un momento di scompiglio totale.

Stamattina è stato un risveglio amaro, simile per modi e tempistiche, a quello del 23 giugno 2015, quando venne fuori la vicenda dei “treni del gol”.

Insomma Pulvirenti non riesce proprio a stare fuori dai guai: bancarotta fraudolenta con Wind Jet, la vicenda della compravendita di partite dove poi disse di “essere stato truffato” e la notizia odierna.

I personaggi e i modi però rimangono sempre uguali.

Sono diverse le figure che si ripetono nelle diverse aziende dell’impero Pulvirenti.

Dopo le perquisizioni odierne, la Guardia di Finanza ha emanato il registro degli indagati che non sono dei “soliti ignoti”.

Parliamo di: Antonino Pulvirenti, Santi Maria Pulvirenti, Carmelo Sapienza, Santo Barbagallo, Angelo Agatino Vitaliti, Valentina Ventimiglia, Massimo Cartalemi.

Se per il primo non c’è bisogno di presentazioni ricordiamo la vicenda legata alla compagnia aerea di sua proprietà.

Il caso Wind Jet

Wind Jet fu un marchio, iscritto nel bilancio 2004 a soli 319 euro, è stato poi valorizzato nel bilancio dell’anno 2005, sulla scorta di una perizia ritenuta di comodo, in 10 milioni di euro, somma alla quale è stato ceduto a Meridi.

Così la prima azienda low cost in Italia non ebbe più liquidità per pagare i fornitori e da lì a poco tempo la società maltese che aveva gli aerei che affittava in leasing smobilitò gli aerei mobili.

La società fu ammessa alla procedura di concordato preventivo con un passivo di oltre 238 milioni di euro. Pulvirenti fu indagato in qualità di presidente del CdA e Ad della compagnia e dal 24 dicembre del 2009 presidente del CdA di Meridi Srl e amministratore unico di Finaria Spa, titolare del 99,22% delle azioni di Wind Jet Spa e del 97,36% delle quote di Meridi.

La compagnia low cost sospese i voli per problemi finanziari il 12 agosto del 2012 lasciando a terra a terra migliaia di passeggeri e senza lavoro circa 500 dipendenti, che firmarono la cassa integrazione a tempo indeterminato. 

Wind Jet presentò una richiesta di risarcimento danni per 162,5 milioni di euro nei confronti di Alitalia-Cai sulla fallita trattativa tra le due aziende. Il 19 ottobre del 2013 il concordato scongiurò il fallimento della compagnia ed ottenne il 92% di sì dai creditori che votarono un accordo che prevedeva la restituzione del 48% delle somme avanzate per i creditori privilegiati e il 5% agli altri. L’indagine sulla Wind Jet è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Catania.

Le indagini hanno consentito di ricostruire le vicende societarie che hanno condotto all’aggravamento dello stato di dissesto della Wind Jet per oltre 160 milioni di euro «per effetto di operazioni dolose compiute a partire dal 2005». 

Da accertamenti bancari, acquisizioni documentali e rogatorie internazionali svolte in Lussemburgo, Francia e Regno Unito è emerso che la Wind Jet già dal 2005 aveva riportato ingenti perdite che non le consentivano più di operare sul mercato in mancanza di immissione di capitali, essendo insufficienti le ricapitalizzazioni effettuate.

Le perdite sarebbero state occultate nel bilancio al 31 dicembre del 2005 con un’artificiosa operazione di valorizzazione del marchio WJ consistita nella cessione – e retrocessione dopo pochi anni – del marchio Wind Jet in favore della Meridi s.p.a. per 10 milioni di euro.

Negli anni successivi le operazioni di fittizia sopravvalutazione di bilancio sarebbero proseguite e gli organi societari si sarebbero avvalsi del contributo di società estere che avrebbero predisposto perizie di stima «di comodo» del magazzino e di beni strumentali di Wind Jet rappresentando valori sovrastimati per oltre 40 milioni di euro.

Secondo quanto emerso, la Wind jet avrebbe intrapreso la trattativa svolta con Alitalia nella prima metà del 2012 mentre versava in una grave condizione di dissesto occultata dalle fittizie sopravvalutazioni dei dati di bilancio.

Insomma, una situazione molto simile con quella che riguarda i supermercati Fortè.

http://www.cataniatoday.it/cronaca/arresto-pulvirenti-windjet-29-gennaio-2016.html

Proseguiamo con l’analisi a raggi x degli altri indagati:

  • Santi Maria Pulvirenti: rappresentante legale di Biorossa, azienda appartenente alla compagine familiare Pulvirenti
  • Carmelo Sapienza: rappresentante legale di Meridi
  • Angelo Agatino Vitaliti: componente del CdA di WindJet, amministratore delegato di Meridi e già immischiato nell’indagine “Icaro”. Inoltre fu uno dei nomi per prendere il timone del Catania dopo la duplice dimissione di Pablo Cosentino e Nino Pulvirenti
  • Valentina Ventimiglia: commercialista, tax specialist presso “KstudioAssociato”
  • Massimo Cartalemi: commercialista di fama nel panorama catanese. Amicizie all’interno della facoltà di Economia di Catania dove insegna uno dei due liquidatori di Finaria, nonché consigliere nel CdA del Calcio Catania: il professore Giuseppe Davide Caruso.

Nomi illustri e conosciuti che adesso portano sulle spalle delle accuse pesanti, cioè di aver aiutato a Pulvirenti nell’operazione di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.

É questo il capo d’accusa che la GdF ha mosso nei confronti del patron dei rossoazzurri dopo i vari accertamenti compiuti stamane.

Debiti con l’Erario e con l’Inps. L’esposizione di insolvenza (Meridi) è di circa 90 milioni.

Precisiamo che essere indagati non è essere colpevole.

Ricordiamo quindi cosa è successo oggi

I finanzieri hanno perquisito e prelevato documenti nella sede di Meridi Srl di Belpasso, a Torre del Grifo Village a Mascalucia nella sede di Finaria Spa e all’hotel Fenice a Belpasso (di proprietà di Meridi e affidato in gestione a una società commerciale riconducibile alla “galassia Pulvirenti).

E ancora, perquisizione all’istituto di vigilanza ANCR Srl di Belpasso, “attuale custode del denaro contante ritirato presso i punti vendita “Fortè” e “Sicurtransport s.p.a.”, sempre a Belpasso, in realtà al precedente gestore del servizio di raccolta del denaro contante dei citati supermercati, e, infine, le fiamme gialle sono state all’interno dell’Azienda agricola Biorossa, azienda appartenente alla compagine familiare di Pulvirenti.

Perquisite anche le sedi di uno studio commercialista a Messina e di uno studio legale internazionale a Roma, “Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli e Partners”, “in quanto depositari – scrive la Procura – di documentazione afferente operazioni finanziarie (tra le quali l’emissione di un Bond e, in generale, attività di ristrutturazione del debito) effettuate da Finaria”.

La notizia è che sarebbe stato trovato un bond da 30 milioni di euro depositato in Lussemburgo.

Qua il comunicato della Guardia di Finanza:

*****PERQUISIZIONE DELLA #GUARDIADIFINANZA NEGLI UFFICI DI #MERIDI E #FINARIA****Ipotesi di ennesima bancarotta da…

Pubblicato da Edoardo Sergi su Giovedì 13 febbraio 2020

Il bond non era così segreto come James Bond

Questa cosa del bond ha destato scalpore ma proveremo a ricordare ai meno attenti che le forze dell’ordine non hanno scoperto nulla di nuovo o di illegale e adesso proveremmo a spiegarvi perché.

Finaria, due anni fa ha intrapreso il suo piano di risanamento, che coinvolge anche il Calcio Catania, tramite l’emissione di un bond emesso da una holding internazionale. Cos’è un bond? E perché un club si affida a esso e non a un prestito bancario? 

Un bond è un prestito obbligazionario. L’obbligazione è un titolo di debito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente, più un interesse su tale somma.

L’emissione di un prestito obbligazionario deve essere vista come una fonte di finanziamento esterno all’impresa. Viene collocato tra gli investitori istituzionali (es. Fondi), ma a volte può essere collocato tra i risparmiatori.

Anche la Juventus, qualche tempo fa, fece una simile operazione per cercare di coprire i costi per l’acquisto di Cristiano Ronaldo.

Infatti questa è una pratica molto utilizzata sia nel mondo dello sport sia per le grandi aziende.

La società FINARIA SPA ha messo in atto una serie di operazioni straordinarie, che servivano per la realizzazione del piano di risanamento, previsto dalla Legge Fallimentare ed attestato ai sensi dell’art. 67, comma 3, punto d) del R.D. 16.3.1942, n. 267.

Nella nota integrativa del bilancio d’esercizio del 2017 di Finaria Spa, si legge che tra queste operazioni straordinarie è compresa l’emissione del prestito obbligazionario e sottoscrizione da parte di OCS Luxembourg ECS S.a.r.l. (Fondo “Oaktree”).

Lo studio GOP (Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli&Partners) di Roma fu designato dal debitore e ha attestato la veridicità dei dati aziendali, la fattibilità del piano e ha curato l’attività di negoziazione della documentazione. Il bond, sottoscritto da Finaria nel 2017, è stato disciplinato dalla legge inglese e prevedeva una clausola piyc in relazione al pagamento degli interessi.

Lo studio romano, oltre a seguire la vicenda della cessione del Catania, ha anche curato la cessione degli alberghi di proprietà di Pulvirenti: Grand Hotel Mazzarò Sea Place e Gran Hotel Atlantis Bay, situati a Taormina.

I provenienti della vendita degli hotel, venduti al gruppo Alpitour, sono serviti per per ripagare proprio il debito derivante dal prestito obbligazionario da 30 milioni di euro in private placement.

Cos’è la bancarotta fraudolenta?

Il delitto di bancarotta fraudolenta è previsto attualmente dall’art. 322 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, il quale punisce con la pena della reclusione da tre a dieci anni, l’imprenditore che, dichiarato in liquidazione giudiziale, abbia distrutto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni, ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, abbia esposto o riconosciuto passività inesistenti (comma 1, lett. a).

Cos’è l’autoriciclaggio

Secondo il codice penale, si macchia del reato di autoriciclaggio chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto doloso, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Il futuro

Insomma la situazione è più complessa del previsto e il Catania rischia grossissimo.

Qualunque possibile compratore, investitore o sponsor di cui si è parlato ultimamente, al momento, vista l’indagine della procura, non potrebbe intraprendere trattative con il sodalizio etneo fin quando tutto sarà più chiaro.

Pulvirenti avrà anche il merito di aver portato i rossoazzurri a grandi livelli ma rimane pur sempre un personaggio ambiguo che negli ultimi 10 anni ha inanellato più processi per affari loschi che altro.

Una fedina penale che si sporca sempre di più.

Resta adesso da capire la posizione della holding che controlla il Catania che ricordiamo essere in liquidazione.

L’importante però era fare chiarezza e speriamo di averlo fatto.

Chiediamo, inoltre, come mai il bilancio d’esercizio del 2019, approvato a fine dicembre, non sia stato ancora inserito nelle banche dati.

Una brutta situazione, l’ennesimo affare losco di un uomo che non sta più riuscendo a combinare qualcosa di buono.

Un impero che si sta sgretolando… ma c’è un interrogativo d’obbligo: la prossima vittima di Antonino Pulvirenti sarà il Calcio Catania?

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Edoardo Sergi, classe 1998 nato a Catania. Studio Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Catania. La mia più grande passione è quella di scrivere e raccontare storie di sport.

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