Incredibile ma vero. Se negli anni ’20 avessero detto ai nostri avi che dopo quasi 100 anni, i loro discendenti sarebbero arrivati a tanto, non ci avrebbero creduto. La premessa è d’obbligo: questo non vuole essere e non è un saggio di etica.

Questa è una semplice constatazione del livello a cui, sedicenti tifosi siano arrivati ed un invito, appunto a non chiamarli tifosi, a non esigere le scuse da parte della società della squadra che tifano.

Il fatto – Nella giornata di ieri, dopo l’ufficialità del passaggio di Leonardo Bonucci tra le fila del Milan, sui Social Network si è scatenato un marasma. A parte la constatazione che l’italiano medio non sappia esprimersi nella propria lingua madre attraverso un canale di comunicazione scritto, ci sono stati insulti, anche pesanti rivolti all’ex difensore della Juventus e non solo. Su Instagram c’è stata una vera e propria bolgia di commenti in risposta a delle ‘persone’ che hanno augurato che la malattia del figlio dell’ex numero 19 della Juventus si riacutizzasse, per usare un eufemismo.

Un passo indietro  Finché si rimane, pur esagerando sia chiaro, sul piano personale, addirittura l’insulto ci può stare: a tutti noi può capitare il momento d’impulsività che ci fa dire cose che non vorremmo, ma in forma scritta abbiamo più tempo per pensare se premere o no quel tasto, se inviare un commento scritto d’impulso o meno – e magari vergognarci anche un po’. Inviato? Passi pure. Leonardo Bonucci è un essere umano e in quanto tale, capiterà anche a lui, di avere persone che gli stanno più o meno simpatiche, capiterà anche a lui il momento di impulsività. Ergo, è possibile che egli sia poco simpatico a qualcun altro, che autorizzato dalla democrazia dei Social si prende la libertà di insultarlo. Leonardo è grande, grosso e vaccinato: può rispondere all’insulto, può soprassedere, può andare a fondo e chiedere il motivo dell’insulto etc, etc. Leonardo. E stiamo solo parlando di un trasferimento di calciomercatoMa in caso ad essere insultato, o peggio, a ricevere un augurio di malattia mortale sia un bambino, nella fattispecie Matteo Bonucci, figlio di Leonardo che aveva fatto notizia mesi fa per la malattia e la conseguente operazione, qui il calcio, non c’entra nulla. Una persona ha trasceso il limite, facendo un passo indietro sulla scala evolutiva. Ora, la giustizia farà il suo corso, ma la cosa preoccupante è quanto possano queste persone sporcare il genere umano e anche il gioco del calcio. Il calcio è per l’appunto un gioco, la ‘cattiveria’ ammessa è quella agonistica e questo genere di cose non dovrebbe essere neanche annoverato tra le notizie sportive.

Leonardo BonucciI nomi delle cose – Purtroppo spesso passa il messaggio che sia il calcio a provocare certi tipi di ‘incidenti’ e ascriviamo ad un ‘tifoso’ un atto vandalico, violento, omicida, ingiurioso o – quest’ultimo non ha una definizione – vergognoso. No. Non è un tifoso: nel caso dell’atto vandalico parliamo di teppisti; in caso di violenza parliamo di aggressori; in caso di omicidio, di assassini; in caso di ingiuria c’è un ingiuriante e così via. Esercitiamoci a parlare di ‘persone’, di ‘criminali’ e non di ‘tifosi’ perché così facciamo il male del calcio. Essere tifoso è una cosa seria: è amore, passione ma anche sfottò, goliardia, senso di appartenenza e quindi di differenziazione dagli altri ergo chi fa, dice o pensa certe cose non è assolutamente un tifoso. Abbiamo per così dire, perso l’abitudine di chiamare le cose con il proprio nome, cerchiamo sempre l’eufemismo, la parola politicamente corretta e poi, frustrati, nel comfort delle nostre case, sfoghiamo tutto il marcio su una tastiera, analogica, meccanica o su touch screen che sia.

Effetti collaterali – Ovviamente, sotto ai commenti incriminati che ci rifiutiamo di riscrivere sul presente articolo, per un motivo che ci si appresta a spiegare, ci sono altre centinaia di commenti, più o meno appropriati. Perché, fondamentalmente, centinaia di commenti di insulto a coloro che hanno scritto quelle bestialità, oltre a dare maggior peso a chi non ne merita, magari non permette al diretto interessato la vista del commento e l’eventuale segnalazione alle autorità competenti; perché scrivereLeonardo non te ne andare come commento alla foto scattata a suo figlio di una settimana fa in occasione del compleanno è quantomeno opinabilmente appropriato. Tutti vogliamo partecipare a tutto ma non è possibile: l’account dei Social dei nostri beniamini è qualcosa di personale anche se pubblico e il loro essere personaggi pubblici non ci regala il diritto di insultarli o ferirli in altri modi. Nella fattispecie, a noi Bonucci interessa su un campo di calcio, mentre fa ciò che sa fare meglio ma non dobbiamo arrogarci la presunzione di stabilire un contatto umano con lui: non perché non sia socievole, anzi, ma perché non lo faremmo con altre persone che non conosciamo. Pensiamo al calciatore come penseremmo ad un attore durante un film: possiamo apprezzare ciò che fa? Sì, assolutamente; abbiamo il diritto di dirgli come recitare, in quale film, con quale regista e produttore?

Il calcio è un gioco meraviglioso e in quanto tale dovrebbe essere la nostra piccola fuga dalla routine, dalla noia, la nostra passione, e non dovremmo mai far sì che corra il rischio di essere deflorato assumendo sempre in più aspetti molti lineamenti di quello che è il quotidiano.

CONDIVIDI
Nasce a Roma nel 1991. Appassionato di parole, in qualsiasi forma o attraverso qualsiasi mezzo di trasmissione.

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008