Il ritorno in pompa magna di Cellino, al Brescia, per riportare la squadra in Serie A, e per riprendersi un posto nel calcio italiano, 3 anni dopo l’addio al Cagliari.

Nelle pagine della Gazzetta Dello Sport, si legge la sua intervista: “Una pazzia, magari, ma la commetto con grande convinzione. Da una piazza che mi è sempre stata a cuore, in cui si può fare calcio seriamente. I tifosi sono simpatici, anche se forse un po’ pochi: facendo le cose bene, con la forza dei risultati, potranno diventare di più. E più siamo, più ci divertiamo. Voglio ringraziare Marco Bonometti senza di lui Brescia non sarebbe rimasta a questi livelli nel calcio. Non serve troppo tempo per rifondare una società. L’anno scorso seguivo il Brescia, l’ho visto giocare tante volte e ho detto tante preghiere perché si salvasse. Quest’anno le preghiere non sarebbero bastate: non vedo l’ora di darmi da fare”.

E sul nuovo stadio: “Certo, lo voglio io come lo voleva Corioni. Ci accomunava il profondo amore per il calcio, poi. Ma Gino era un passionale. Io sono più razionale. Non voglio farmi condizionare da quello che mi circonda, guardo avanti pensando che nel calcio si possa ancora vincere e guadagnare con le mosse giuste”.

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Nato nel 96' nella città "Superba per uomini e per mura" il destino mi ha concesso di innamorarmi del calcio, e quindi del Genoa. Grande appassionato di sport in generale, studio Giurisprudenza all'università di Genova e provo a raccontare il calcio, una parola alla volta, un'emozione dopo l'altra.

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