Torna a parlare Sepp Blatter, ex numero uno della Fifa sospeso per 6 anni per aver violato il codice etico (per i 2 milioni di franchi pagati a Platini nel 2011), che ha concesso un’intervista a Il Corriere della Sera.

Ecco le sue dichiarazioni più interessanti: “La mia missione non è finita. Alla fine mi ha sospeso un tribunale sportivo, ma tutta l’attività della commissione etica ha lasciato l’impressione che si sia trattato solo di un gigantesco complotto. La giustizia ordinaria non mi ha mosso accuse, alla fine hanno fatto tutto gli americani. E gli inglesi, soprattutto gli inglesi. Intanto io e Platini non siamo stati condannati né per corruzione, né per tangenti, ma sospesi per cattiva condotta gestionale. Ma quei 2 milioni la Fifa glieli doveva. Quando sono andato davanti alla commissione etica era come stare davanti all’inquisizione. Poi, dopo, chi aveva addosso il marchio “B” di Blatter è stato mandato via”.

Il mondiale in Qatar doveva andare agli Usa: “Il comitato esecutivo aveva un’intesa: la Coppa del Mondo 2018 doveva andare alla Russia, quello dopo agli Usa. Era un ponte ideale: le nazioni che erano state in guerra fredda per anni venivano riunite dal calcio. E invece i piani saltarono. In Francia comandava Sarkozy che faceva affari con l’allora principe ereditario del Qatar, oggi emiro, Tamim bin Hamad al Thani. I due si vedono all’Eliseo a cena e convocano Platini, allora presidente Uefa e nel comitato esecutivo della Fifa, che sosteneva la doppia assegnazione Russia-Usa. Finito l’incontro Platini mi chiama. “Sepp, ho un problema e se ce l’ho io ce l’hai anche tu. Sarkozy mi ha chiesto di votare per il Qatar e mi ha detto che anche i miei amici devono andare in quella direzione”. Non ero d’accordo, alla fine ha vinto il Qatar. Il presidente Obama però non era arrabbiato, perché negli Usa solo il football americano era popolare. Gli inglesi, loro sì che si arrabbiarono e se la presero con me”.

VAR: “Ridurre gli errori è un bene ma toglierli del tutto no, così si perde l’aspetto umano del gioco. Il rapporto calcio-televisione però è vitale: con la tv il calcio ha raggiunto ogni angolo del pianeta. L’Italia fu tra le prime a beneficiare della moviola nella finale del Mondiale 2006 per la testata di Zidane a Materazzi? Lì la tv aiutò molto, sì. Sarebbe stato ingiusto lasciare in campo Zidane. Non ho voluto premiare l’Italia campione del mondo? Preferisco non tornare ancora su quell’episodio, l’Italia meritava di vincere e questo è tutto”.

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Di Catania, appassionato di calcio a livello internazionale ma interessato a tutti gli sport, passione per il giornalismo sportivo.