Il giro di boa della stagione sportiva 2020\2021 consegna agli appassionati di calcio un risultato per certi versi anomalo ma non del tutto inaspettato. Se davanti le milanesi corrono, nonostante qualche dosso, la bagarre nelle posizioni successive non sembra destinata a placarsi: tante squadre, pochi punti.

La compagine che più sta alternando momenti di calcio idilliaco ad errori da calciotto del giovedì è sicuramente la Juventus, Campione d’Italia in carica e fresca vincitrice della Ps5 Supercup, che sta facendo i conti con un’enorme rivoluzione all’interno del suo mondo.

Troppa pressione per una nuova leva

Se ad inizio stagione l’esaltazione del Pirlismo non avesse avuto proporzioni bibliche, magari oggi non saremmo allibiti nel vedere che la squadra dominante in Italia da quasi un decennio occupa la quarta posizione a -7 dal Milan, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte ed allora, a fine gennaio, il Campionato si mostra per quello che è quest’anno: una perenne incognita dove tutti possono scavalcare tutti e, nonostante tutto, la Juventus è lì.

Il gioco e l’inadeguatezza degli elementi: un precedente bianconero

Andrea Pirlo approda alla Juve portando le sue filosofie di gioco: una squadra alta, un pressing costante, un calcio veloce, ma incappa in quello che da sempre è stato un pro e contemporaneamente un contro della società piemontese: gli interpreti.

Se da un lato i fenomeni hanno sempre portato trofei all’ombra della Mole, dall’altro non hanno mai concesso alla Juventus di crearsi un sistema di gioco definito: sempre “palla al fenomeno e speriamo inventi qualcosa”, è così con Ronaldo, è stato così con Tevez e prima ancora con…Pirlo.
Questo problema si riflette inevitabilmente anche sui guidatori della nave, i coach che alla Juventus difficilmente si sono visti recapitare giocatori funzionali alle loro idee di calcio; basti pensare al Sarrismo -abbandonato dopo un anno di zoppicanti successi- passando per il Conte Tre (fa strano dirlo in questo periodo) addirittura “dimissionario” per controversie sul mercato.

La Juventus è sempre stata “gli uomini”, l’allenatore deve adattarsi altrimenti la porta è ben segnalata e questo non cambia con l’approdo di Pirlo in bianconero che- nonostante idee ben definite di calcio aggressivo, possesso palla e difesa alta– si è trovato a trasmettere la propria filosofia a giocatori inadeguati a quel tipo di calcio ed è quindi stato costretto a ridimensionarsi: o ti adatti alla Bestia o muori da Signor Nessuno.

Il disegno che prende forma

Nonostante diversi passi falsi e numerose prestazioni sotto tono, la Juve di Pirlo parrebbe comunque vicina a trovare una quadratura. Il modulo sembra essere definito, così come gli interpreti: Szczesny tra i pali con Danilo a guidare la retroguardia protetta dalla coppia BonucciDe Ligt e Cuadrado jolly; Arthur e Bentancur nel mezzo con McKennie e Chiesa larghi e Morata a fare da spalla al 5 volte pallone d’oro e recordman di gol nella storia del calcio Cristiano Ronaldo.
Con questi 11, la società torinese sta cercando di plasmare una Juve che possa aprire un nuovo ciclo di vittorie nel segno del bresciano.

Basta poco per continuare il filotto

Adesso tocca ad Andrea sorprendere chi lo dava per spacciato già prima di mettere i piedi alla Continassa, il tempo è dalla sua parte, davanti rallenteranno inesorabilmente, è logico pensare ad un’inevitabile flessione da parte delle squadre che torneranno in Europa a breve ed i bianconeri, nonostante gli impegni europei, dovranno essere pronti per raccogliere la palla al volo e depositarla in rete come hanno fatto già 37 volte in 18 partite assicurandosi un buon bottino realizzativo e la sempre gradita miglior difesa del torneo perchè, come diceva un saggio Livornese, “le difhese forti spessoh vincan i hampionati”.


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Vincenzo, classe 1998, amante del bel calcio e della Juve. Il mio preferito: Roberto Baggio, IL GIOCATORE.