Auguri a Miro Klose: il prototipo del fuoriclasse moderno dentro e fuori dal campo

Opole, Polonia, 9 giugno del 1978, da una famiglia facente parte della minoranza tedesca della città, nasce Miroslaw Marian, per tutti Miroslav Klose. Otto anni più tardi lui e tutta la sua famiglia si trasferiscono in Germania. E’ lì che Miroslav inizia a dare i primi veri calci ad un pallone. E’ lì che Miroslav ed il gol si innamorano follemente l’uno dell’altro.

Questo non vuole essere l’ennesimo racconto sterile della carriera di un ex calciatore, anche perché quella di Klose è ben nota anche al pubblico italiano. Chiaramente verranno fatti degli accenni, ma il punto centrale della discussione sarà l’uomo.

Miroslav Klose: l’uomo dei record

Un vero e proprio alieno: 284 gol tra i professionisti. Un record dopo l’altro, Klose si è stampato dietro le spalle, accanto al suo nome, l’appellativo di fenomeno. Tra tutti, il più bello probabilmente, quello che è iniziato in una notte Mondiale, nel 2002, con una tripletta all’Arabia Saudita e che si è concretizzato dodici anni dopo, nel 2014, nell’ennesima notte Mondiale che portava la sua firma, in Brasile: in tutto sono 16 i gol che il tedesco ha segnato in carriera al Mondiale. Pazzesco.

Nonostante ciò, soprattutto nel finale della sua esperienza in nazionale, ha dovuto aspettare il suo momento. Nonostante fosse l’uomo dei record (con 71 gol anche il miglior marcatore di sempre della Germania) ha dovuto guardare dalla panchina altri giocare. Giovani promettenti che rappresentavano il futuro della Nazionale, sui quali la Federazione e lo staff tecnico puntavano tanto. Klose avrebbe avuto tutto il diritto di fare la voce grossa nello spogliatoio, come spesso fanno i calciatori di un certo calibro. E invece no. Zitto. Ha continuato a lavorare sul campo e in palestra: forse è stato il primo vero atleta nel calcio, un precursore degli attuali Cristiano Ronaldo o Zlatan Ibrahimovic. Ha incassato diverse critiche, ingiuste, sui quotidiani nazionali fino a quando non ha avuto le sue occasioni. E non ha mai deluso. Mai.

Klose alla Lazio

Stessa cosa accaduta anche in Italia. Klose nel calciomercato dell’estate del 2011 si trasferisce dal Bayern di Monaco alla Lazio. In contemporanea, nella Capitale, arrivò anche Djibril Cissè, l’ex Liverpool. Tra i due chi fu quello più acclamato dalla folla? Quale fu l’acquisto più esaltato? Quello del francese. Klose era, per molti, finito, “bollito” addirittura lo si definiva in qualche trasmissione. Come ha reagito il tedesco? Silenzio assoluto. Mai una parola o un comportamento fuori posto. Sempre da esempio, per tutti. Dentro e fuori dal campo. Un calciatore meraviglioso e al contempo una persona esemplare. Le risposte le ha date lui stesso, sul campo: 63 gol in cinque anni con la maglia della Lazio. Nel frattempo Cissè è durato sei mesi.

Un amore incondizionato quello che provava Miro per il gol. Un amore palesemente ricambiato, andato avanti per anni ed anni fino a quando nel 2016 il tedesco ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. E’ stato subito scelto in Nazionale come vice allenatore, prima di tornare al Bayern Monaco, club col quale, da calciatore, ha scritto tante pagine di storia.

Oggi è il vice allenatore di Hans-Dieter Flick. Un giorno, chissà, si guadagnerà la panchina della stessa squadra tedesca o addirittura della Nazionale. Magari per continuare a marchiare la storia col suo nome, magari ancora in silenzio.

Tanti auguri a Miroslav Klose: l’uomo innamorato del gol.

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