387 partite in quasi dieci anni con la maglia colchonera, otto trofei di cui cinque in scala europea: è il bilancio di Diego Godin, 33 anni, al suo addio all’Atletico Madrid e al Wanda Metropolitano, dove saluterà il suo pubblico nell’ultima discesa in campo domenica prossima, contro il Siviglia.

“L’Atletico Madrid è la tua famiglia, il Wanda Metropolitano è casa tua. Qui sarai sempre il benvenuto. Sei stato un campione e lo resterai per sempre. Hai difeso la fascia da capitano, combattendo ogni partita come se fosse una battaglia. Oggi salutiamo una leggenda del nostro club”: l’ha voluto ribadire anche il presidente biancorosso Enrique Cerezo, presente alla conferenza stampa d’addio congiuntamente a Diego Simeone.

Visibilmente commosso, Godin ci ha tenuto a ringraziare tutto il mondo Atletico e si è detto soddisfatto e tutt’altro che pentito dalle scelte passate: “Sono stati anni meravigliosi nei quali sono cresciuto tantissimo come calciatore e come uomo. Abbiamo vissuto momenti splendidi e altri meno belli, ma l’Atletico sarà per sempre nel mio cuore. Ho preso una decisione e so quanto è stato complicato. Resterò un tifoso dell’Atletico, questo club è stato la mia vita. Non c’è niente di meglio che entrare in uno stadio e sentire la gente che urla il tuo nome: è quello che ho sentito in questo club.”

Criptico, invece, quando qualche cronista gli chiede del suo futuro (all’Inter?) e del Manchester United, vicino al difensore l’estate scorsa: “All’epoca avevo deciso di rimanere qui, l’Atletico per me è sempre stato una priorità. I cambiamenti ti aiutano sempre a crescere e maturare. Guardo la vita con altre prospettive, mi piacerebbe giocare fino ai 40 anni, ma so che è praticamente impossibile.”

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Guardo e studio il calcio da 20 anni con gli occhi di un bambino che vede Ronaldinho in azione per la prima volta.

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