L’allenatore dell’Atalanta Gian Piero Gasperini, fresco di qualificazione in Europa League, ha parlato degli obiettivi della prossima stagione e di altri temi ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Radio Uno. Di seguito le sue parole: “L’esito di questa stagione ha capovolto le prospettive della società, anche se al quinto posto matematico manca un solo punto“.

L’Europa League è diventata una competizione difficile, con squadre forti, e alle volte si va fuori per demerito, non perché è snobbata. Ci presenteremo per fare il meglio possibile, per questo vorremmo arrivarci direttamente nei gironi, senza disputare i preliminari. L’ambizione è quasi quella di mettere davanti l’Europa League al campionato. C’è il rischio di fare come il Sassuolo? Quello che dico è in sintonia con il pensiero della società. Aspettavamo di aver raggiunto l’obiettivo, il Sassuolo ha avuto tanti infortunati, non problemi legati alla preparazione fisica. È un caso, una anomalia, non la normalità“.

Gomez e Kessie possibili cessioni? Se succede questo non potremmo più essere competitivi… L’Atalanta ha la necessità di monetizzare per rinforzarsi, il presidente Percassi investe quello che incassa: la squadra non verrà smantellata, ma manterrà la sua identità. Le eventuali cessioni saranno utile per rinforzare la squadra. Il nostro uomo simbolo di questa stagione? Il ‘Papu’ Gomez, ha fatto un campionato da fuoriclasse, da giocatore internazionale. Ma devo davvero dare merito a tutti, i ragazzi sono stati straordinari. Tra i meno nominati direi Conti, che ha fatto otto gol e mi ricorda il giovane Tardelli: è andato ben oltre le previsioni“.

Inter? Ad un certo punto si pensava dovesse giocare per la Champions. È un modello che da diversi anni non produce i risultati migliori, forse si basa più sui calciatori, sulle individualità, che non sulla squadra“.

Ritorno alla Juventus? Questa cosa mi ha accompagnato nella mia carriera, creandomi quasi delle difficoltà. Ho fatto sempre il settore giovanile nella Juve ma ho sempre avuto questa etichetta. Non ci penso più, ci sono state delle opportunità e se non sono andate in porto significa che non era questa la strada. Sono felice di essere a Bergamo, dove c’è la possibilità di allenare al meglio. L’unico paese che mi attirava veramente era l’Inghilterra, l’Italia ha però una qualità di vita che va oltre i soldi, è il mio ambiente ideale. Il nostro campionato non ha nulla da invidiare ad altri tornei più blasonati, e lo sta dimostrando quest’anno, con un finale in cui tante posizioni, dallo scudetto, alla salvezza ed all’Europa League, sono ancora aperte“.

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.

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