Atalanta, Cristante: “Vogliamo battere la Juventus e andare avanti in Coppa. Futuro? Mi piacerebbe la Premier”

Frutto di ben 7 reti messe a segno nella prima metà di campionato con la “sua” AtalantaBryan Cristante è certamente uno dei protagonisti, sebbene un po’ a sorpresa, del nostro campionato.

L’ex centrocampista di Milan e Benfica ha rilasciato la seguente intervista ai microfoni de Il Corriere della Sera tracciando diversi temi, partendo da un’analisi del suo ottimo momento di forma: “Con Gasperini noi centrocampisti non dobbiamo mai restare bloccati in mezzo al campo, ma correre e osare. Essere ‘fisicato’ mi aiuta a segnare, ma è basilare il supporto dei compagni.

Gomez mi ha fatto 5 assist sui miei 10 gol. Io e il Papu sentiamo il calcio allo stesso modo. Io so che se mi butto la palla arriverà; lui sa che se lancia ci sarò. Siamo due tipi puntuali”. 

Fare l’Europa con l’Atalanta significa vivere in un’altra dimensione: partite simili sono impossibili da sbagliare. Che emozione i tifosi all’aeroporto per avere vinto il girone! Mi chiedo cosa succederebbe se dovessimo vincerla. Nella sfiga del sorteggio col Borussia Dortmund abbiamo la fortuna di giocare contro una grande squadra: se passi, l’impresa è epica.

Per me partiamo 50 e 50. Anche perché il calcio di Gasperini è il più europeo d’Italia: moderno e intenso. Europa più importante di campionato e Coppa Italia? No, noi puntiamo ad andare più avanti possibile ovunque, a partire da questa semifinale con la Juve

Berti e Stankovic? Sinceramente non li ho mai visti, sono troppo giovane. Ma in generale io non ho modelli e sto bene nei miei panni. Io il nuovo Redondo me l’hanno affibbiato a 15 anni al Milan, ma io non sono un regista. In rossonero ho esordito a 16 anni in Champions League. Mentre mi alzavo dalla panchina Ibrahimovic mi diceva: ‘Vai tranquillo’. Io non capivo nulla, ed è stato meglio così: testa libera e via.

Quando a 18 ho esordito in campionato ormai ero un veterano… Fin da piccolo mi parlavano di un grande futuro. Non so perché il Milan mi ha venduto, ma ho accettato volentieri: al Benfica è stata una grande esperienza. Fuori casa a 18 anni non hai scelta: devi svegliarti, disporti a imparare culture diverse in campo e fuori. In Portogallo sembra che vadano lenti, invece è un calcio molto intenso e fisico. Mi ha fatto bene”. 

Nazionale? Ci spero. L’esclusione dal Mondiale è una mezza dal tragedia, ma può essere un nuovo inizio e un’occasione di creare un blocco per il futuro con noi giovani. Altri nomi oltre al mio? Due sono qui a Bergamo: Caldara e Spinazzola. Ma ce ne sono ovunque: la crisi di talenti non esiste, basta solo avere più pazienza e fiducia. 

Cosa penso del no di Verdi al Napoli? Non mi pare uno scandalo. Forse pensa che da titolare certo può migliorare la sua crescita, ci può stare. Mi vuole la Juve? Non so. La mia estate di mercato dipenderà dai prossimi cinque mesi con l’Atalanta. Ma non escludo la Premier League un giorno: mi piace e mi pare adatta alle mie qualità tecniche e fisiche. 

Bisogna credere sempre in se stessi e lavorare senza ascoltare ciò che dicono di te. Quando mi segavano dandomi dello scarso io sapevo quanto valevo e davo retta solo ai miei e al tecnico. Altri compagni bravissimi non si sono tappati le orecchie e si sono persi per strada. Io per ora vado in campo a lavorare come sempre, poi chissà…”. A riportare è Calciomercato.com.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Napoletano di nascita ma fedele e viscerale interista dall'infanzia. La profonda passione per il calcio è una costante della mia vita. Amo la scrittura e le lingue straniere, in particolar modo lo spagnolo e il francese.