Carriera complessa quella finora di Cristante, talento cresciuto nel Milan che però decise di emigrare all’estero per trovare quella continuità e minuti che in Italia mancavano. Al Benfica però le cose non andrarono come previsto, cosi come al Palermo di Zamparini e al Pescara.

Cristante sembrava aver subito un’involuzione dopo l’addio al Milan ma ecco che l’Atalanta dei ragazzi terribili di Gasperini ha saputo dargli nuova vitalità. Il centrocampista si è raccontato nell’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, partendo inevitabilmente dall’esperienza al Benfica dopo gli esordi al Milan.

Ecco le sue parole: “Allegri volle premiarmi. Eravamo già qualificati agli ottavi di Champions e fu una grandissima esperienza l’esordio col Viktoria Plzen, l’inizio del mio percorso. Non mi sono nemmeno reso conto di aver esordito in Champions, mi ha aiutato farlo così presto in una squadra come il Milan. Da lì sono cresciuto. Al Benfica poi il primo anno con Jorge Jesus è andato abbastanza bene poi con Rui Vitoria ho avuto poco spazio e ho chiesto di andarmene. Sono soddisfatto, questa Atalanta vale più del Benfica. Il calcio in Portogallo si vive in modo spasmodico, ancor più che in Italia. Là il Benfica è una religione, ci sono 50 mila spettatori fissi allo stadio. Sono tutti tifosi: dai bambini alla nonna che sventola la bandiera quando la squadra arriva in pullman. Il livello del campionato poi è buono: grande agonismo e velocità, poca tattica. Trasferirsi fa crescere e non sto parlando solo a livello calcistico. Cavarsela in un altro paese è un’esperienza formativa. Il ritorno in Italia? Volevo rimettermi in gioco e qui era più semplice trovare società disponibili per il prestito. Ricordo il primo giorno a Palermo: ero atterrato ed era appena stato cambiato allenatore: Iachini per Ballardini. Poi Zamparini ha richiamato Ballardini e mandato via Iachini. Un delirio, non si capiva niente, ho perso il conto degli allenatori saltati. Dopo il Palermo un’altra delusione a Pescara? C’erano gravi problemi, in gennaio la situazione era quasi compromessa. Come mi trovo col mister? Con Gasperini non ci sono ruoli fissi, anche i difensori e i centrocampisti sono chiamati alla fase offensiva. Il mio ruolo ideale sarebbe nel centrocampo a due ma quest’anno ho fatto anche il trequartista e nelle giovanili giocavo davanti alla difesa. La nostra stagione? Non male come salto ma ora viene il difficile. Sono comunque sicuro che saremo attrezzati per il doppio impegno. Vestire la maglia del Canada? Sì, il ct canadese mi ha chiesto la disponibilità fin da subito, gli ho risposto che ci avrei pensato. In Canada hanno grandi progetti, vogliono staccarsi dagli USA e fare una lega tutta loro. Hanno anche chiesto di poter organizzare i Mondiali del 2026. Ma è chiaro che punto alla maglia azzurra…”.

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.

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