Scudetto all’Atalanta: un’utopia che ha davvero poco senso

Mentre il paese intero lotta contro il COVID-19, i vertici del calcio italiano stanno cercando soluzioni per il futuro della Serie A.

E’ giusto chiudere qui la stagione o ripartire appena la situazione si attenuerà? Nel mentre, circolano in giro ipotesi più che fantasiose a riguardo.

Premessa fondamentale per iniziare. Difficile, se non impossibile, parlare di calcio in questo momento storico, periodo da qualcuno definito “il peggiore del secondo dopoguerra”. Tuttavia, proviamo a cercare un minimo di distrazione pensando a qualcosa “di poco conto” come il nostro amato calcio.

La Serie A si ferma… e poi?

La Serie A si è fermata lo scorso 9 marzo, con il Sassuolo che ha battuto 3-0 il Brescia, da lì in poi tutti in coro a cantare sull’hashtag #restiamoacasa a causa del COVID-19 che al giorno d’oggi conta 50.418 casi totali.
Resta inevitabile però iniziare a ragionare seriamente se e quando si riprenderà mai, vista la situazione che sta andando via via deteriorandosi.
Chiaramente si terrà conto di numerosi fattori: dalla preparazione atletica ormai precaria dei calciatori al rischio di nuovi contagi; dagli attuali malati di Coronavirus alla situazione contrattuale dei vari tesserati.

Le tre (o quattro) possibili opzioni per concludere il campionato di Serie A

Le ipotesi paventate sono essenzialmente tre: la prima, attendere la fine dello stato di emergenza e giocare tra maggio e giugno, se non luglio; la seconda, assegnare lo scudetto all’attuale 1°, ovvero la Juventus; la terza, forse la più remota, non assegnare il campionato.
Decisamente improbabile l’ipotesi play-off scudetto, vista la molteplicità delle squadre coinvolte. Difatti, significherebbe riscrivere, improvvisando, il regolamento, dunque decidere in base a nuovi criteri il numero delle partecipanti. Il tutto creerebbe non poche polemiche, probabilmente anche giuste. Qualsiasi decisione scontenterebbe qualcuno, com’è di natura per l’uomo, il quale in questi casi cura esclusivamente i propri interessi.

Tra le due litiganti… l’utopia gode

Dribblando la banalità delle suddette piste praticabili, qualche addetto ai lavori è decisamente uscito fuori dagli schemi, proponendo una nuova soluzione: lo scudetto all’Atalanta dei miracoli di Gian Piero Gasperini. Emergono subito due ovvie domande: Come? Perché?
Le motivazioni risiedono in primis nella definizione da noi data alla Dea, ovvero nei “miracoli” di questa stagione, tra lo spettacolo offerto in campionato e l’impresa titanica dei quarti di finale raggiunti in Champions League. Altra motivazione, seppur secondaria, risiede nella forza straripante della squadra della Primavera, di un’altra categoria rispetto alle rivali.

Infine, l’ultima, grande e forte ragione: il romantico risvolto sociale. Dare a Bergamo il primo storico campionato vinto per meriti umani, ovvero per essere stata la città vittima del Coronavirus per antonomasia. Quello che potrebbe essere un successo memorabile diverrebbe un inutile mezzo per ricordare di essere sopravvissuti a un male profondo, profondissimo, che ha decimato e sta continuando a decimare la popolazione lombarda. Gente che ha visto carri armati fungere da carri funebri a causa delle eccessive salme, uno scenario degno del peggiore dei film horror. No, i bergamaschi e la città di Bergamo non meritano di essere sporcati così, ricevendo il “contentino” di un successo sportivo per alleviare centinaia e centinaia di morti.

Ha davvero senso assegnare lo scudetto all’Atalanta?

Basterebbe questo per urlare un grosso “no” all’ipotesi Atalanta con lo scudetto in petto, poi pensiamo a tutte le conseguenze a livello economico con la distribuzione dei diritti tv, a Juventus e Lazio che dovrebbero restare a guardare… No, grazie, siamo certi che Bergamo capirà.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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