Andrea Pirlo e la sua tesi: tra campo e scrivania

Andrea Pirlo - Conferenza Stampa Presentazione Juventus U23 - Foto Juventus FC

Uno degli argomenti di tendenza in quest’ultima settimana prima dell’inizio della Serie A è stata la tesi che ha permesso ad Andrea Pirlo di ottenere il patentino Uefa Pro. Un piccolo grande passo per l’allenatore della Juventus che domenica sera debutterà in campionato contro la Sampdoria.

Avvertenze

C’è da fare una premessa grande come una casa prima di addentrarsi nei punti salienti delle trenta pagine della tesi di Andrea Pirlo. Nel calcio come nella vita tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. In questo sport, il mare è paragonabile ai risultati. Inoltre c’è da aggiungere come Pirlo sia un allenatore giovane, alle prime armi, e per quanto possa avere un’idea ben definita frutto di anni di campo, di studio e di confronto può sempre fare in tempo a modificare in corso d’opera.

Analisi della tesi di Pirlo

Gegenpressing e juego de posición

I primi punti nonché l’idea fondante del calcio di Pirlo sono riferiti al tipo di approccio che il campione del mondo vuole dai suoi giocatori. Come si legge, infatti, si parla di “calcio propositivo, di possesso e di attacco”, una visione contemporanea ed europea che si avvicina in qualche modo a quella che Maurizio Sarri ha provato ad instaurare nel suo primo e unico anno in bianconero.

Anche se può sembrare banale, Pirlo parla del pallone come protagonista dei due principi cardine della sua filosofia calcistica: mantenere il possesso in fase offensiva e avere una ferocia agonistica forte per andarlo a
recuperare subito una volta perso, quest’ultimo un principio comunemente associato al gegenpressing ovvero un pressing corto con l’obiettivo di recuperare immediatamente il pallone una volta perso. Ciò non avviene per caso e l’unico modo per riuscire ad attuarlo è mettere in testa ai giocatori che bisogna avere “un’occupazione dinamica delle posizioni funzionali ai principi del modello di gioco”. Come dice l’assistant coach della Juventus dall’arrivo di Pirlo ovvero Antonio Gagliardi: «Il ruolo nel calcio moderno non è più una posizione, ma una
funzione»
.

Tornando al campo, l’unico modo per cercare di “anticipare” il recupero del pallone è trovarsi al posto giusto. Anche in questo caso sembra scontato, ma il gioco di posizione garantisce l’ottimale occupazione degli spazi con le giuste distanze tra zone del campo, pallone e avversario.

Tutto ciò si riflette anche sulla fase offensiva che andremo adesso ad approfondire sempre con il supporto del materiale di Pirlo.

Fase offensiva

Prima di arrivare al posizionamento offensivo, è doveroso fare un anticipazione sulla costruzione dal basso che sembra intenzionato ad attuare Pirlo.

Facciamo un passo indietro andando a riprendere le sue parole sul ruolo del portiere: “un portiere moderno non può non avere qualità nella difesa dello spazio in avanti e nel gioco in possesso palla”. Da qui l’importanza dell’estremo difensore viene definito “molto importante in questa fase soprattutto contro squadre che ci pressano alte”. Questo per rendere più complicato il pressing avversario e far uscire una palla più pulita e di più difficile lettura per gli avversari.

Importante: “Maggior pressione e maggior numero di uomini porteranno nella nostra metà campo per pressarci, maggiori spazi ci lasceranno per attaccarli”.

Questo stile di gioco viene recentemente attuato alla perfezione dall‘Arsenal di Mikel Arteta come si può vede qui sotto.

Pirlo richiede inoltre un movimento continuo e dinamico della palla con lo scopo di creare lo spazio per avanzare, riassumibile in “senza fretta ma senza pause”. Per farlo, come si legge dalla tesi, sarà necessario: “utilizzare un vertice come terzo uomo per creare quella che definiamo la palla “più aperta possibile”.

Il terzo uomo rappresenta un calciatore capace di effettuare un movimento funzionale per gestire e dettare i tempi dell’impostazione in fase di possesso. Per capirci meglio è possibile vedere questi due video che raccontano sul campo la funzione del terzo uomo in allenamento e in partita.

Una volta impostata l’azione o recuperata palla bisognerà pensare allo sviluppo dell’azione offensiva. Qui Andrea Pirlo ci offre chiaramente la sua idea sia in forma scritta che sul campo: la difesa a tre, i due centrocampisti che costruiscono, i laterali che danno ampiezza e i tre uomini tra la zona di rifinitura e quella di profondità.

I i tre fondamentali macro principi su cui si basa la fase offensiva di Prilo sono:
• massima e duplice AMPIEZZA (gli esterni erano perennemente molto larghi in campo)
•continua ricerca della RIFINITURA (sia da parte dei centrocampisti che degli attaccanti)
• frequenti attacchi alla PROFONDITA’ (Kulusevski è uno dei migliori in questa specialità)

Piccola parentesi calciomercato/attaccante: la volontà di Andrea Pirlo di sposare l’arrivo di Edin Dzeko piuttosto che Luis Suarez deriva proprio dalla capacità del bosniaco di compiere o far compiere fedelmente tutti questi tre fondamentali. Basti pensare al grande lavoro fatto nella gara contro l’Italia. Detto ciò, non essendoci ancora nessuna ufficialità, questo rimane un discorso ipotetico.

Infine il concetto di “palla aperta” spiegato molto bene dallo stesso Pirlo nella sua tesi (vedere tweet qua sotto) che chiede uno scaglionamento orizzontale e verticale per esprimere il gioco richiesto in fase offensiva.

Fase difensiva

Apriamo questo capitolo con una banalità sacrosanta: per non perdere le partite bisogna evitare di prendere gol. Questo punto viene ribadito subito da Pirlo che evidenzia i due obiettivi della fase difensiva in “non prendere goal” e “recuperare palla il più velocemente e il più alto possibile”. Resta quindi totale l’idea del tecnico bianconera di recupera sempre e comunque palla velocemente e in una porzione di campo congeniale per ripartire (non a caso specifica con “il più alto possibile”).

Pirlo sottolinea un fattore che per chi come lui, ex calciatore per oltre 20 anni, può sembrare scontato ma che spiega molto bene come la parte emotiva durante la partita sia fondamentale: “Recuperare palla nella metà campo offensiva ha inoltre un enorme valore mentale ed emozionale nello svolgimento della gara: limita il coraggio ed autostima dei nostri avversari ed aumenta la nostra, aiutandoci così ad avvicinarci a quel dominio tecnico e mentale del campo e del gioco che il nostro obiettivo principale.”

Molto interessanti i risultati di due studi dello staff di Pirlo sulle riagressioni e sul pressing, elementi cardini del modo di difendere che ha in mente l’allenatore della Vecchia Signora.

Sempre nell’amichevole contro il Novara abbiamo potuto farci un’idea della collocazione tattica in fase difensiva della Juventus di Pirlo. La linea di difesa passa a 4 così come quella dei centrocampisti e con gli attaccanti chiamati ad un sacrificio in più, cosa di cui Sarri non ha mai potuto beneficiare. Nell’immagine sottostante possiamo vedere la disposizione dei bianconeri con le due linee da quattro a difendere e coprire possibili movimenti e passaggi.

Transizioni

Pirlo ci tiene molto a rendere chiaro il concetto di “transizione” tanto da dedicare un intero capitolo così come per le due fasi. Andrea spiega come “nel calcio moderno le transizioni sia diventate non solo strumento di contrattacco veloce ma anche e soprattutto di collegamento fra le due fasi di gioco e dunque spesso fra due disposizioni e moduli diversi”.

Secondo alcuni studi, come ci spiega Pirlo, emerge come “la transizione media pericolosa duri circa 10-12 secondi, con una media di 2 passaggi per arrivare in porta e vede coinvolti quasi tre giocatori”. Un’idea completamente diversa rispetto a quella della Juve di Sarri che spesso e volentieri collezionava un possesso palla sterile con tocchi di troppo e poche verticalizzazione.

Nella transizione difensiva invece il tecnico riprende il discorso della “riaggressione immediata a palla persa”, argomento trattato già in precedenza anche in questo articolo. Altro richiamo è quello al gioco preventivo con il posizionamento dei difensori in attacco che dev’essere associato ad una possibile transizione difensiva, marcando gli attaccanti
avversari impedendo così di far ripartire velocemente la squadra
avversaria. Si ragiona quindi anticipando le mosse avversarie sfruttando qualità, tecnica e soprattutto posizionamento.

Conclusione

La parte finale offre uno spunto che a Torino fece molto discutere a parti invertite: “Credo – conclude Pirlo – che un calcio propositivo, di attacco e di qualità possa dare grandi vantaggi. Maggior entusiasmo nell’ambiente, maggior coinvolgimento da parte di giocatori e staff. Dinamiche, queste,
necessarie per riuscire a creare quell’ empatia che è alla base delle
squadre di successo. Sono convinto inoltre che ricercare questo tipo di
calcio possa dare più possibilità di arrivare poi alla vittoria finale […] Numerose ricerche hanno dimostrato però che nel medio-lungo termine le prestazioni tendono ad allinearsi ai risultati, motivo in più per ricercare fin da subito un gioco di qualità che produca tante occasioni da goal e che nel tempo ci porti dunque alla vittoria!“.

Un punto esclamativo finale che, ripensando a due allenatori fa e al video qua sotto, in qualche modo ci racconta del percorso e del progetto bianconero in panchina. Insomma, vincere rimane l’unica cosa che conta ma per farlo bisogna adattarsi ai tempi e (al calcio) che corrono.

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