Addio Mezavilla, la dura(ma necessaria) legge del mercato

Ha salutato i tifosi con occhi emozionati, voce tremante attraverso un video su Instagram. Non voleva andar via senza ringraziare Castellammare di Stabia, Adriano Mezavilla. Due promozioni da protagonista, una storia da raccontare ai nipoti. Vittorie, tante, ma anche lacrime. Perché tutti si ricordano dei trionfi, ma Adriano sottolinea anche le due retrocessioni. A testa alta, luce accesa nella tempesta. Luce destinata ad illuminare altre strade nella prossima stagione(alla finestra il Sorrento). Sicuramente non quella delle vespe. La piazza gialloblu saluta il suo profeta. E guarda con un po’ di sospetto la sua società. Si poteva fare di più?

Non entreremo in merito alla chiarezza con la quale sono state comunicate certe decisioni. Non conosciamo le dinamiche, dunque non possiamo arrischiare congetture. Ci limitiamo ad osservare i fatti. Nell’ultima conferenza stampa, il direttore sportivo Filippo Ghinassi ha reso noti i dettagli dell’offerta al giocatore, che c’è stata e che il brasiliano ha rifiutato. (Sul sito ufficiale della Juve Stabia troverete il video con le sue parole). Il ds ha chiaramente espresso i motivi che hanno spinto la società a non adeguarsi alle richieste economiche del loro tesserato. L’età (38 anni a gennaio) e gli acciacchi fisici, nella valutazione complessiva, sono stati più determinati del desiderio di offrire a mister Padalino un uomo spogliatoio.

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Le parole di Adriano Mezavilla ai tifosi stabiesi

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Ecco perché il direttore sportive ha poche colpe

Ghinassi ragiona in termini di azienda. Economicamente l’affare Mezavilla sarebbe stato un azzardo. Un rischio che la Juve Stabia, all’anno 0 della sua storia, non si sarebbe potuta prendere. Facile sarebbe stato accontentare il calciatore e soprattutto la piazza che è ancora, e giustamente, scottata dalla retrocessione. Ma la nuova stagione è ad un passo. E Ghinassi è stato chiaro sin dalla prima conferenza. Langella ha scelto lui, e successivamente Padalino, perché persone dalla testa libera. Nuovi in questo ambiente. Disposti a fare scelte che altri non avrebbero avuto il coraggio di portare avanti. Ragionare con la mente e non col cuore, come un dipendente d’azienda, in termini di sostenibilità nel lungo periodo e convenienza economica.

La storia di Adriano a Castellammare meritava un epilogo migliore, con una serie B conquistata e trattenuta stretta. Così non è stato in quest’anno balordo. E’ giusto che le scelte della società non influiscano sul bene che i tifosi possano provare per lui. Come è altrettanto corretto evidenziare le motivazioni che hanno portato il club a prendere questa complicata decisione. Né vincitori né vinti. A volte, semplicemente, non è necessario trovare un colpevole.

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