90esimo – Festival dello Sport, Maldini: “In Italia manca la cultura sportiva. Milan? Possiamo arrivare in CL”

Maldini
Paolo Maldini

L’ex bandiera del Milan Paolo Maldini, attualmente in seno alla dirigenza rossonera con la carica di direttore sviluppo strategico area sport, è stato presente all’evento “Il calcio, lo sport record nel mondo” organizzato da La Gazzetta dello Sport, le cui dichiarazioni sono state raccolte dal nostro inviato Alessio Nanni:

Hai giocato contro tanti campioni. Quali sono i più forti?
“Maradona, Ronaldo e, se dovessi dire un italiano, Totti”.

Cristiano Ronaldo o Messi?
“Messi. Senza nulla togliere a Cristiano Ronaldo, l’argentino è l’essenza del calcio. Penso sia stato il migliore al mondo degli ultimi 15 anni”.

Cosa si prova a sapere che nessuno indosserà più la maglia numero 3 del Milan?
“È bello, un po’ mi vergogno che nessuno la potrà più indossare, ma è un bel gesto della società. Sono molto orgoglioso, sono legato alla storia ed alla società rossonera, dunque è un onore”.

I fischi al tuo addio a San Siro più notati rispetto agli applausi?
“Succede anche nel calcio, chi si comporta male fa più rumore rispetto a chi si comporta bene. Io so che non rinuncerò mai alla mia idea di rettitudine e di essere una brava persona. Sono contento che sia successo e che poi a Firenze mi abbiano dedicato qual tributo.”

Manca la cultura sportiva in Italia?
“Sì, manca, e c’è tanta invidia. Manca ancora la capacità di considerare la sconfitta come parte del gioco.”

Nazionale?
“Ho fatto tante partite, ho detto no nel 2006 per problemi alle ginocchia e la Nazionale ha vinto. Non era destino (ride, ndr).”

Hai il record di minuti giocati nella fase finale di un Mondiale. Se potessi rigiocarne solo uno, quale sarebbe?
“Troppo poco (ride, ndr). Probabilmente rigiocherei il finale con la Corea.”

Com’è giocare in nazionale?
“La sensazione di indossare la maglia della Nazionale è unica, imparagonabile a qualsiasi altro sport e qualsiasi altra maglia.”

Come ti hanno contattato per tornare al Milan?
“Mi ha chiamato Leonardo, dicendomi che lui sarebbe diventato direttore generale. Il giorno dopo mi ha chiesto se volessi tornare: ne abbiamo parlato una settimana e poi ho deciso di tornare.”

Che Milan hai ritrovato?
“Difficile fare paragoni col passato, le cose cambiano. Ci sono principi che devono rimanere ed io e Leonardo abbiamo a cuore che continuino ad esserci. Il club deve tornare il prima possibile competitivo in Italia ed in Europa.”

La vostra presenza a Milanello aiuta i calciatori?
“Credo sia importante vedere la presenza della società, era importante per noi che eravamo un gruppo forte e vincente. Penso sia importante il dialogo.”

Siete in linea con gli obiettivi al momento?
“Sì, possiamo arrivare alla qualificazione in Champions League.”

Com’è Paquetà?
“Il mercato è chiuso fino al 3 gennaio (ride, ndr). È giovane, un gran talento, ma non ancora formato del tutto. Però può far sognare.”

Dal Derby vi aspettate un salto di qualità?
“L’idea è quella, dobbiamo stare attaccati alle prime 4. È uno scontro diretto, abbiamo già avuto Roma e Napoli ma sono state due partite particolari. La squadra deve migliorare nella gestione della partita.”

Europa League?
“La rispetteremo e giocheremo al massimo, poi il fatto che dia l’accesso diretto alla Champions è uno stimolo in più.”

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