Un mercato oculato

Bandiere passate e rinomati volti del mondo giornalistico, più volte, dopo il tanto atteso closing hanno criticato l’affidabilità dei cinesi a cui Silvio Berlusconi ha scelto di vendere il suo Milan. Il Diavolo era per il leader di Forza Italia una sorta di figlio adottivo che aveva preso dal baratro della decadenza verso cui, talvolta, le grandi si avviano e condotto verso la gloria eterna in Europa, dando i natali al Milan di Sacchi, Capello e Ancelotti. E ora al Cavaliere si è sostituito Yonghong Lì, il ricco cinese che subito ha scatenato diversi paragoni con l’altro connazionale che si è gettato nel mondo del calcio italiano: Zhang Jindong.

E, ad oggi, mentre l’Inter cerca in ogni modo di vendere Ivan Perisic per acquistare Angel Di Maria e sbloccare il mercato (Suning e Sabatini hanno infatti puntato Vidal, Nainggolan e Dalbert, più altri obiettivi non ancora svelati), il Milan dei cinesi, guidato da Marco Fassone (l’amministratore delegato che ha ereditato il trono di Adriano Galliani) e Massimiliano Mirabelli (il nuovo direttore sportivo del Milan) stanno costruendo un Milan formato scudetto.

Un nuovo modulo: il 3-5-2

La campagna acquisti del Milan non è per nulla casuale: sono stati comprati due difensori centrali (Bonucci, Musacchio), una mezz’ala forte fisicamente (Kessie), due terzini con spiccate qualità offensive (Conti, Rodriguez), un regista (Biglia), un centrocampista versatile e con tantissimo estro (Calhanoglu), un attaccante che può rivestire anche diversi ruoli a centrocampo (Borini), una punta (André Silva).

Se consideriamo, poi, che della vecchia rosa i titolari certi saranno soltanto Alessio Romagnoli e Giacomo Bonaventura, oltre che Gianluigi Donnarumma, la scelta del modulo appare quasi naturale: 3-5-2 con Donnarumma tra i pali, Musacchio, Bonucci e Romagnoli a compare il reparto difensivo, Conti e Rodriguez sulle fasce, Kessie e Bonaventura mezz’ali, Biglia in cabina di regia. Qui, tuttavia, ci troviamo di fronte ad una domanda: chi giocherà con Silva nel tandem d’attacco?

Un tango a tre per l’attacco

I nomi più papabili per l’attacco rossonero sono quelli di Andrea Belotti, Pierre-Emerick Aubameyang e Nikola Kalinic. Il Gallo granata è un cuore rossonero fin da bambino ha un costo che oscilla intorno agli 80-100 milioni di euro (la clausola rescissoria, infatti, vale solo per l’estero) ed è il perno centrale dell’attacco della Nazionale per i prossimi anni. Il senso del goal che ha Belotti è unico nel suo genere. Il gabonese, invece, è una vecchia conoscenza del Milan, anche il suo costa supera certamente i 60 milioni di euro: ceduto dal Milan nel lontano 2008 al Digione, ha girato la Francia (Lilla, Monaco, Saint Etienne) per esplodere definitivamente al Borussia Dortmund, ereditando il ruolo lasciato vacante da Robert Lewandowski, conquistando i suoi tifosi a suon di goal e scatti fulminei.

E poi c’è Kalinic: l’attaccante della Fiorentina che alterna periodi di forma smagliante a interi giorni di digiuno dal goal, il suo prezzo è nettamente inferiore a quello dei primi due. Certamente arriverà soltanto uno dei tre: Belotti e Kalinic sono più propensi a giocare nell’attacco a 2, Aubameyang, invece, è più un solista da 4-2-3-1 o 3-5-1-1. Fassone e Mirabelli, alla fine, ne prenderanno uno, concorrenza delle inglesi permettendo.

Cessioni oculate e mancati riscatti

L’abbandono dell’attacco a tre da parte di Mister Montella si può desumere anche dal mercato in uscita. Mentre si valutano diverse offerte di Suso, che sembra comunque rilegato ad un ruolo sempre più marginale nelle nuove gerarchie rossonero, il Milan non ha nemmeno minimamente provato a riprendersi Deulofeu, dopo che il Barcellona ha confermato la propria volontà di riprenderselo dall’Everton: sintomi che gli esterni offensivi sono ormai solo un ricordo.

La fascia da capitano

Dopo il caos Donnarumma di cui si è fin troppo parlato, i tifosi non avevano più un promesso capitano. Gigio alla fine ha rinnovato, Raiola non ha avuto la sua percentuale prevista da contratto in caso di cessione futura, ma quella magia che un tempo aveva legato Gigio al Diavolo si è ormai rotta. Alcuni (tra cui il sottoscritto) invocavano allora il nome di Giacomo Bonaventura, arrivato al Milan in uno dei giorni del Condor, rimasto senza mai spendere parole in più, nel silenzio della sua figura d’altri tempi.

Eppure per legare un gruppo di cui 8/11 sono tutti nuovi acquisti serve una carattere forte che, tuttavia, ha rispetto dell’allenatore. Benvenuto quindi al personaggio di Leonardo Bonucci: il futuro capitano del Diavolo, oltre a dirigere la difesa e far crescere al meglio Romagnoli, dovrà fare da collante e da leader della squadra, con Mister Montella che si dovrà dimostrare, non solo capace di ottimizzare le prestazioni dei nuovi acquisti, ma anche di bloccare le derive autoritarie che hanno spinto la Juventus a cedere Bonucci (l’ex Bari, infatti, aveva avuto diversi screzi con Massimiliano Allegri).

 

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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