35 anni fa la strage dell’Heysel: una tragedia evitabile

Sono passati 35 anni da uno dei momenti più tristi della storia del calcio. Stiamo parlando della strage dell’Heysel durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool quando, il 29 maggio 1985, l’eccessiva foga degli hooligan inglesi costò la vita a 39 persone.

Cosa successe all’Heysel?

Come in ogni finale di Coppa dei Campioni/Champions League, i tifosi delle due squadre arrivate all’ultimo atto della competizione si distribuiscono nelle due curve dello stadio lasciando la parti laterali ai tifosi neutrali, giornalisti e alla tribuna d’onore.

Questa la suddivisione dei tifosi all’Heysel (foto tratta da Wikipedia)

Come si può vedere una parte di tifosi della Juve misti ai neutrali risiedeva nel settore Z, quest’ultimo inizialmente riservato solo ai tifosi locali nonché neutrali. Una scelta scellerata vista l’aggressività che contraddistingueva gli hooligan del Liverpool dislocati nei settori confinanti. A quel punto solo una recinzione e qualche agente di polizia separava i violenti supporter inglesi dai tifosi o semplici famiglie italiane, francesi e belghe. La prima mossa fatale fu quella degli inglesi che, nel tentativo di intimorire gli juventini e provocare una reazione, si spostarono ritmicamente verso il settore Z con i tifosi bianconeri che tendevano ad indietreggiare causano un accumulo esagerato in quella zona dello stadio. Da ricordare che l’Heysel era all’epoca considerato a rischio viste le sue condizioni e tenendo conto del numero di gente accorsa allo stadio, di gran lunga superiore al dovuto visto che alcuni tifosi da dentro l’impianto passavano il proprio biglietto a quelli in attesa fuori.

La strage della notte dell’Heysel

Come detto, l’indietreggiare della gente portò il muretto dello stadio a cedere per l’eccessivo numero di persone in un punto già indebolito dalla struttura. Sembravano immagine tratte dalle trincee di guerra: alcuni morti soffocati, altri infilzati da terminali appuntiti, altri ancora deceduti nel tentativo di sfuggire alla calca ma finiti per precipitare nell’asfalto dello stadio. Scene dell’altro mondo, qualcosa di inimmaginabile ma allo stesso tempo prevedibile. La struttura infatti era da tempo etichettata come pericolante ma né la UEFA né chi di dovere si era occupata di verificare in maniera dettagliata la condizione dello stadio in correlazione al numero di gente presente.

La reazione delle squadre

Tutto ciò accadde ad un’ora dall’inizio della partita con entrambe le squadre ignare di ciò che stava accadendo. Può sembrare follia, ma in realtà negli spogliatoi la percezione di quello che succedeva tra gli spalti non era minimamente paragonabile alla situazione reale. Michel Platini e compagni erano a conoscenza solo parziale dell’accaduto sebbene le critiche al francese non si risparmiarono: il tre volte Pallone d’Oro, autore di una esultanza sfrenata e protagonista dei festeggiamenti insieme ai compagni condite da un giro di campo. Già dal giorno seguente i bianconeri si resero conto di ciò che era successo e cercarono di mettere in secondo piano la coppa e i festeggiamenti.

Il ruolo della UEFA

Se già il comportamento dei calciatori può essere messo in discussione, le scelte della UEFA sono oggettivamente da condannare. Come disse lo stesso Platini per giustificare la sua esultanza: «Il calcio è un circo, non si ferma mai, neppure dopo una tragedia». Dentro queste parole di cattivo gusto c’è però la sintesi della maledetta strategia della UEFA che, consapevole dei rischi dovuto alle condizioni dello stadio e fresca dei disordini creati dagli hooligan dell’Everton una settimana prima nella finale di Coppa delle Coppe contro il Rapid Vienna, ha preferito privilegiare il lato economico piuttosto che quello umano. I risarcimenti, i cinque anni senza coppee europee per i club inglesi, le scuse e i sensi di colpa non andranno mai a colmare il vuoto lasciato dalle vittime di quella tragedia assolutamente evitabile.

Dopo l’Heysel, ecco l’Hillsborough

Purtroppo quattro anni dopo la strage dell’Heysel ci fu quella dell’Hillsborough che costò la vita a 96 persona per via delle inadempienze dei servizi dell’ordine che fecero riversare più tifosi del dovuto all’Hillsborough Stadium di Sheffield per la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest. Nel 2012 lo stesso del premier inglese David Cameron ha ritenuto in maniera ufficiale la polizia del South Yorkshire come colpevole di quella strage chiedendo scusa alle famiglie delle vittime per l’incapacità di proteggere le vite dei loro cari e l’imperdonabile attesa per arrivare alla verità.

Queste due tragedie hanno segnato un importantissimo crocevia nel mondo delle manifestazioni sportive e le relative strutture: ne è un esempio la “Convenzione europea sulla violenza e i disordini degli spettatori durante le manifestazioni sportive” del 1985, un accordo internazionale attualmente ratificata da 42 Paesi con lo scopo di prevenire la violenza degli spettatori ed evitare disordini di alcun genere durante una manifestazione sportiva. Inoltre, grazie anche all’installazione di telecamere a circuito chiuso, ci furono progressi a riguardo riconosciuti da tutta Europa, dando più potere alla polizia anche durante le trasferte europee. L’ennesima dimostrazione di come spesso serva del sangue prima di rendersi conto dei pericoli.

Il ricordo dell’Heysel

Come spesso si dice, non ricordare equivale ad uccidere due volte. Per questo ogni 29 maggio è giusto fermarsi a riflettere e ricordare quanto lo sport non abbia bisogno di hooligan o delinquenti bensì di tifosi composti che abbiano in mente che il calcio non è altro che uno sport. Il più bello del mondo, certo, ma pur sempre uno sport.

Il ricordo della Juventus
Il ricordo del Liverpool
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