3 motivi per cui il Milan dovrebbe tenere Ibra

Fonte: Ac Milan

In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità, a me ricorda la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa” cantava Fabrizio De André in uno dei suoi pezzi più celebri, “il suonatore Jones“.

Ibra come Benjamin Button

E – restando nei termini usati da Faber – laddove in Ibra tanti vedono un giocatore finito, altri vedono un leone ancora pronto a ruggire. Lo stesso attaccante svedese, dopo la doppietta alla Sampdoria, si è definito come “Benjamin Button“, dato che – a sua detta – è stato sempre giovane e mai vecchio. A chi non si trova d’accordo con quanto asserito dallo svedese, possono poi rispondere i numeri: 17 partite giocate, 9 goal (di cui 2 su rigore) e 3 assist. Niente male per un classe ’81.

Il Milan post lockdown

Questa stagione calcistica, tuttavia, è praticamente giunta al termine. Il Milan del post lockdown è riuscito ad accaparrarsi almeno la qualificazione ai preliminari di Europa League, cosa non affatto scontata vista la situazione dei rossoneri nei mesi di gennaio e febbraio. E’ ovvio che adesso bisogna già guardare alla prossima stagione. E se in panchina è stato confermato Stefano Pioli, resta da capire chi altro dev’essere tenuto e chi, invece, ceduto o comunque lasciato andare. Zlatan Ibrahimovic dovrebbe appartenere al primo gruppo per ben tre motivi.

Un vero leader in spogliatoio

In primis, è innegabile il suo ruolo di leader all’interno dello spogliatoio. Se Stefano Pioli è Jim Gordon, Ibra è senz’altro Batman. L’impatto psicologico sui singoli membri della rosa è lampante: basti guardare l’esplosione di Rebic o il semplice sguardo di Leao ogni volta che i suoi occhi incontrano quello dello svedese. “Se con Ibra non sei perfetto – riporta la pagina Instagram di Milan News ti ammazza, così si impara” ha dichiarato Ismael Bennacer ai microfoni di Sky.

Un giocatore del suo tenore era proprio ciò di cui il Milan aveva bisogno per riprendersi dal baratro in cui Giampaolo lo aveva gettato e da cui Pioli stava faticando ad uscire. L’ex allenatore di Inter e Lazio ha certamente portato ordine in campo e provato a dare una identità alla squadra, ma è stata la presenza di Ibra a dare allo spogliatoio la scossa che serviva, a portare un’esperienza che nessuno a Milanello ha (Paolo Maldini a parte). Affinché questa coscienza venga acquisita, almeno un altro anno è necessario.

L’importanza di Ibra in campo

Fattore mentale e non solo. Un terminale offensivo come lo svedese è un giocatore chiave per il nuovo modulo con cui Stefano Pioli fa scendere in campo il suo Milan, il 4-2-3-1. Una torre che lavora sia di fisico che di logica è imprescindibile: porta con sé diversi uomini rendendo il lavoro più semplice ai compagni, è utile sulle palle alte, ha ottime qualità di finalizzazione che possono sbloccare partite in cui si fatica a segnare. E anche se non dovesse partire dal 1′, a partita in corso sarebbe sempre pericoloso.

Una marcia in più sul mercato in entrata

La permanenza di Ibrahimovic sarebbe utile anche in chiave di mercato. Un nome come il suo – aggiunto al progetto di rinascita del Milan, che ormai tarda da anni a decollare – potrebbe attirare altrettanti nomi importanti, sia d’esperienza, sia di prospettiva. Lo svedese sarebbe infatti un ottimo mentore per una futura prima punta rossonera (un po’ come accadde con Nesta e Thiago Silva).

Proprio alla luce di quanto detto, non resterebbe che dire alla dirigenza rossonero, laddove pensasse di lasciare andare l’ex PSG, “Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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