Dopo tre stagioni sulla panchina del Sassuolo, Roberto De Zerbi lascia l’Italia per la prima volta da allenatore e va in Ucraina: ad attenderlo c’è lo Shakhtar Donetsk.

Al susseguirsi di voci, nella giornata di ieri è corrisposto l’annuncio definitivo: Roberto De Zerbi in questi giorni diventerà ufficialmente il nuovo allenatore dello Shakhtar Donetsk; per lui un contratto da 2 milioni di euro annui più bonus fino al 30 giugno 2023. De Zerbi va a sostituire Luis Castro, tecnico che quest’anno ha perso lo scettro di campione d’Ucraina dopo che la squadra di Donetsk lo aveva vinto per quattro volte di fila.

Allo stesso tempo, il Sassuolo sembra dirigersi spedito verso l’ingaggio di Vincenzo Italiano, il quale dopo una storica promozione in Serie A con lo Spezia, quest’anno ha regalato ai liguri un’insperata salvezza con un turno d’anticipo.
Di Italiano parleremo a breve, per ora focalizziamoci su De Zerbi, sulle prospettive del tecnico di Brescia in terra ucraina: andare allo Shakhtar è la scelta giusta per crescere e migliorarsi? Quanto simili sono lo Shakhtar e lo stesso De Zerbi? Qual è l’eredità che lascia a Sassuolo?

De Zerbi e lo Shakhtar: quando le idee combaciano

Partiamo da un presupposto fondamentale: lasciare il Sassuolo dopo il triennio ormai concluso era più che doveroso. In attesa di sapere se gli emiliani strapperanno il 7° posto alla Roma, possiamo affermare che più di così era ed è impossibile fare. Resta da discutere solo della meta successiva, sulla destinazione ideale per continuare la propria crescita. Il lavoro in Emilia è stato eccezionale sotto tutti i punti di vista: è stata creata un’identità di gioco chiarissima ed efficace, con un’immensa personalità e tanta qualità; i giovani sono cresciuti e pronti al grande salto; i senatori si sono adattati e hanno tratto giovamento dagli insegnamenti del tecnico. Ribadiamo ancora, è giusto lasciarsi e farlo così bene. Lasciare per dirigersi laddove si coltivano idee e principi a te affini è ancora più giusto. Lo Shakhtar Donetsk è una squadra dall’anima brasiliana da almeno un decennio e non solo per i tanti verdeoro in squadra. Gli ucraini vivono di dominio del gioco, di calcio tecnico e qualitativo, come mantra del presidente Rinat Achmetov, in carica da 25 anni.

Dominio, tecnica e qualità, mantra presenti nella testa di Roberto De Zerbi fin dagli inizi da allenatore, da quel Foggia che sfiorò la Serie B a suon di gol e spettacolo, passando per il girone di ritorno dei rimpianti del Benevento nel 2018. Le sue squadre hanno sempre avuto un’identità di gioco chiarissima fin dagli inizi, fondata sulla costruzione dal basso e dal toccare la palla a massimo due tocchi; si procede in orizzontale, ma se c’è spazio non si disdegna affatto la verticalità. Con questi elementi, è inevitabile riconoscere le affinità tra l’allenatore e la nuova squadra che guiderà.
Infine, altro fattore importante, se non il più influente, è la fame di vittorie e di successo. Lo Shakhtar è reduce da un 2° posto in campionato dopo anni di vittorie (addirittura da tre double con campionato più coppa vinti con Paulo Fonseca tra 2016 e 2019), con un distacco abissale dalla Dinamo Kiev capolista. Dal canto suo, De Zerbi sarebbe alla prima grande esperienza e al debutto nella scena europea, visti i preliminari di Champions League da disputare in estate. Quale occasione migliore per gli ucraini per tornare subito a vincere e per il tecnico per iniziare a farlo?

L’eredità di De Zerbi a Sassuolo

Se da un lato De Zerbi è pronto per lasciare il Sassuolo, da un altro anche lo stesso Sassuolo è pronto ad essere lasciato da De Zerbi. Il tecnico lombardo lascia un’eredità solida al suo futuro successore, sia dal punto di vista del gioco, sia da quello dell’evoluzione dei singoli dopo il triennio sotto la sua guida. Al momento il favorito è Vincenzo Italiano, dunque ragioniamo su di un ipotetico nuovo ciclo neroverde con l’allenatore dello Spezia in panchina.
Dal punto di vista tattico cambierebbe poco, poiché il club ligure gioca con il 4-3-3, mentre gli emiliani utilizzano il 4-2-3-1; due moduli a tratti speculari, tutto dipende dalla disposizione del trequartista. Ora il ruolo del “10” è rivestito da Filip Djuricic, autentico pupillo di De Zerbi, per il quale non è da escludere un futuro in Ucraina insieme all’allenatore. La differenza sostanziale la fanno sicuramente le mezzali, nel caso specifico degli spezini abbiamo Maggiore e Pobega, cui inserimenti in zona gol sono risultati fondamentali per la salvezza finale. Pertanto, in tal senso si dovrà necessariamente intervenire sul mercato, vista l’assenza di incursori, se non un Traore adattato.

De Zerbi e Italiano condividono soprattutto personalità, fame e coerenza, la voglia di imporsi a prescindere dall’avversario. Il primo non ha la minima paura di dominare il gioco contro chiunque, difatti il Sassuolo ha avuto il maggior possesso pressoché in ogni partita, anche contro big del calibro di Inter, Juventus e Milan. Per quanto riguarda il secondo, c’è da evidenziare come, anch’egli con coerenza, il suo pressing e la sua linea difensiva alta siano stati sempre applicati, anche a costo di dovere pagare a causa di questi. Un esempio può essere certamente Spezia-Napoli, in cui Osimhen ha avuto terreno facile visto il largo spazio concessogli in profondità per tutti i 90′.
Ci saranno sicuramente modifiche, visti gli atteggiamenti difensivi completamente agli antipodi, poiché il Sassuolo ha un baricentro ben più stretto e basso rispetto allo Spezia, ma sicuramente Italiano partirà dall’eccellente base del suo predecessore per creare le proprie fortune.

Un allenatore emigrato che porta diversi quesiti alla luce

Ci si aspettava il grande salto in una grande del calcio italiano, invece Roberto De Zerbi calcherà sì grandi palcoscenici europei, ma lo farà in Ucraina, alla guida della squadra locale con più titoli negli ultimi dieci anni. Sarà un’esperienza sicuramente formativa, dove ci saranno tutti i presupposti per portarsi a casa i primi titoli da allenatore, oltre alle prime partite in Europa, tra Champions ed Europa League. Tuttavia, una riflessione risulta essere immediata: è possibile che a valorizzare il talento indiscusso di Roberto De Zerbi sia “solo” una big del campionato ucraino? Siamo sicuri che nessuna squadra italiana abbia bisogno di lui?

Escludendo per ovvie ragioni il campione d’Italia Antonio Conte dalla questione, possiamo dire con tutta serenità che l’ormai ex Sassuolo potrebbe sedersi in qualsiasi panchina di Serie A. Per dare credito alla nostra idea ricorriamo all’azzardo Pirlo compiuto dalla Juventus lo scorso anno, ovvero colui che, almeno in panchina, tra i due si sta rivelando il bresciano meno bravo. Per quali meriti l’ex Milan e Juve a settembre ha allenato i campioni d’Italia uscenti? Assolutamente nessuno, è stata una mossa totalmente al buio ed i risultati si sono visti, con i bianconeri in lotta per il 4° posto fino all’ultimo respiro dopo 9 anni di dominio in Serie A. Quindi, perché se lui sì ma De Zerbi no?

Al momento, nel campionato nostrano tecnici dalla personalità, dalla grinta e dalla genialità di De Zerbi latitano. Facciamo davvero fatica a trovarne di migliori in un calcio vecchio, retrogrado e fermo alle vecchie gerarchie, dove più bravi si era da calciatori, più facilmente si arriva in alto da allenatori. Sia chiaro, De Zerbi ha vissuto anche la Serie A da giocatore, non parliamo di un ex dilettante, ma nemmeno di un campione dalla nobile carriera. Inoltre, aggiungiamoci la personalità scomoda, vedasi la posizione dura e violenta verso la SuperLega, e la frittata è fatta, seppur il dubbio persiste. Perché lasciamo andar via un tecnico così bravo? Di sicuro quando tornerà, se tornerà, sarà ancora più forte di quanto già è, mentre altri resteranno nella propria mediocrità, ovvero dove meritano di essere.


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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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