Udinese, Delneri: “La squadra ha una positività interna importante, servirà per il futuro”

Delneri
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E’ terminata poco fa la conferenza stampa, alla vigilia del match di campionato contro il Cagliari, di Luigi Delneri, tecnico dell’Udinese che ha risposto alle domande dei giornalisti presenti in sala rilasciando dichiarazioni molto interessanti sia per quanto riguarda la squadra che il percorso che si sta seguendo, oltre che per altri argomenti.

L’ex Juventus ha affermato che la squadra ha avuto grande energia nell’ultimo periodo e che la positività interna che hanno è una cosa importante anche in prospettiva. Inoltre, l’allenatore ha parlato proprio degli avversari di domani, ovvero i sardi, di alcuni calciatori in particolare ed ha infine riservato qualche parola alla Nazionale Italiana ed al Mondiale mancato.

Ecco le parole di Delneri:

Sulla squadra: “E’ innegabile che la squadra ha avuto una grande energia nell’ultimo periodo, arrabbiandosi anche, perché può servire. La nostra strada non è in discesa e non lo sarà fino a fine anno. Non esiste discesa nel calcio, devono avere la consapevolezza di poter fare bene. La squadra ha una positività interna importante che ci fa guardare al futuro bene”.

Sul Cagliari: “Penso che Sau, Farias, Joao Pedro e Melchiorri siano ottimi giocatori e non credo che abbiano dunque problemi in avanti. E’ una squadra strutturata per far bene. Hanno un centrocampo fisico e dinamico e un regista che non invidia niente a nessuno in Italia come Cigarini. Ha giocatori come Ionita, che conosco bene, che ha grande dinamicità e qualità. E’ come ragioniamo noi: a me non interessa chi fa gol, ma che si faccia gol. Non me ne frega niente se la punta fa 20 gol, l’importante è che la squadra abbia segnato tanto a fine stagione. Non valuto il Cagliari per i gol che ha segnato fino a oggi, ma per la qualità dei suoi attaccanti. Hanno giocato con tanti moduli diversi senza cambiare l’attitudine a creare molto. E’ una squadra che non molla mai e per noi sarà una partita da combattere fino in fondo senza dare per scontato niente”.

Su Perica: “Si è messo in luce lui come tanti altri giocatori. Vorrei che si facesse un discorso più completo. Non ci basiamo su un singolo ma sulla squadra. Ogni giocatore che appartiene all’Udinese deve far parte della squadra. Siamo una squadra di calcio. Ogni giocatore deve dare il suo apporto alla squadra. E’ chiaro che sono soddisfatto di lui, sennò non avrebbe giocato contro la Juventus. Quando non ti preoccupa niente, è dura. Meglio preoccuparsi perché significa avere più scelte. Noi cercheremo di avere i migliori giocatori in campo sempre”.

Sul Mondiale come stimolo per fare meglio: “Anche io penso che potrei andare ad allenare il Real Madrid se facessi sempre bene. Avete nominato tutti giocatori che potrebbero anche scendere in campo insieme. Del futuro non c’è mai certezza ma ci sono tante alternative anche per far giocare insieme questo tipo di giocatori. Behrami e Halfredsson per esempio possono giocare insieme, con qualità diverse ma con grande esperienza. Abbiamo una spina dorsale molto importante per quanto concerne l’esperienza. Io penso che le squadre di calcio si costruiscano su una linea centrale forte e esperta. Poi tutto il resto ne trae beneficio. Da questo punto di vista siamo sulla strada giusta. Questi giocatori esperti sono la sicurezza dei giovani che hanno intorno che crescono meglio. Io sono soddisfatto di questa squadra e di come sta evolvendo”.

Sulla Nazionale: “E’ un dispiacere feroce quello che ci ha toccato. Come insegna il calcio però, dalle grandi sconfitte si può solo fare meglio. Dispiace perché dopo 60 anni, siamo rimasti fuori. Se questo serve a crescere, andiamo avanti. Io osservo anche l’Olanda, che è rimasta fuori ma che ha fatto la storia. Bisognerà prendere atto e mi dispiace per l’allenatore e per i ragazzi che sono usciti. Mi dispiace perché penso che abbiano dato il massimo. In altri posti avrebbe fatto meno male l’eliminazione, l’importante è che ci sia la volontà e la forza di cambiare e migliorare. Non dobbiamo cambiare solo singolarmente ma strutturalmente. Dobbiamo dare la possibilità ai giocatori di crescere prima. Non penso che sia solo un problema calcistico, ma generale. Adesso i bambini hanno spazi ristretti. Abbiamo bisogno di dinamiche che permettano a tutti di crescere, come dare più spazio allo sport nelle scuole. Creiamo situazioni scolastiche dove i bambini possano stare a scuola per fare sport. Siamo poco militarizzati in questo. I miei colleghi che hanno allenato all’estero mi hanno detto che l’applicazione negli allenamenti è più feroce. Da noi si guarda alla fantasia. Dobbiamo fare entrambe le cose. Dobbiamo copiare l’Italia del passato e non il Barcellona. Il calcio italiano ha una base importante, con giocatori che hanno la cultura di lavoro italiano. Va modificato dall’interno per migliorare tutto il movimento. Questo risultato speriamo che possa essere un fattore per un grande rinnovamento”.

Sulla potenziale terza vittoria consecutiva: “Dobbiamo andare avanti col concetto di avere continuità nei risultati per dare nuova energia al gruppo. Noi abbiamo da dare molto a questo ambiente, con lo stadio che ha sempre dato molto alla squadra. Noi dobbiamo dargli la forza di continuare a seguirci così. Tutti uniti, ogni male viene risolto, migliorando ogni giorno. Anche quando le cose andavano male i tifosi ci hanno sempre dato speranza e questo ci ha dato forza. Il tifoso è l’ambiente più scusabile di tutti, va sempre rispettato. E’ contento se vinci ed è scontento e arrabbiato quando perdi perché ama la squadra. Noi dobbiamo puntare a far sempre star bene i tifosi durante l’anno, vincendo e facendo capire a tutti che c’è il massimo impegno per gli obiettivi”.

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