Sampdoria, Zapata: “Genova ideale per me e la mia famiglia. A Napoli e a Udine sono stato convinto sul mio ruolo”

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Duvan Zapata, attaccante colombiano della Sampdoria, autentico trascinatore dei blucerchiati in questo primo terzo di campionato, ha rilasciato la seguente intervista ai microfoni de Il Secolo XIX: “Questa zona è ideale per me e la mia famiglia. Siamo persone tranquille e Genova è una città tranquilla. Non ho problemi con nessuno. Per la strada capita che mi fermino anche i tifosi del Genoa, per chiedere foto o autografi. Quando giocavo per la strada, nel mio barrio, facevo la differenza. Perchè a 9/10 anni ero alto come uno di 15″.

La voglia di imparare mi ha sempre stimolato. Ricordo che all’America di Cali finiti gli allenamenti trascorrevo ancora del tempo con il preparatore dei portieri per migliorare i miei movimenti in area. Io volevo sapere esattamente cosa fare quando il compagno metteva la palla in mezzo, come attaccare il primo palo.

In seguito, per molto tempo, anche nel Napoli e nell’Udinese sono stato convinto che il ruolo dove potevo esprimermi al meglio era da prima punta. Alla Samp con Giampaolo ho imparato a conoscere l’essenza della seconda punta. E mi piace tanto. Fin dal primo giorno si è creato un feeling naturale con la Sampdoria e i suoi tifosi. Non so, forse per il mio modo di giocare.

Lo sento quel coro dello stadio (Duvan, Duvan, ndr) e mi riempie di gioia. E’ quel genere di incitamento che trasmette energia. So di essere l’acquisto più costose della storia della società blucerchiata e il mio obiettivo è ricambiare questa enorme fiducia, dimostrare che hanno fatto bene a credere in me. Accettando la Sampdoria sapevo di accettare anche una grande sfida professionale. Sono soddisfatto di questo avvio di campionato, mio e della squadra. Sabato a Bologna dobbiamo confermarci.

Percussioni palla al piede? E’ il mio modo di giocare. Quando ho la palla tra i piedi, l’istinto mi dice sempre di puntare la porta avversaria. Qualche difensore si ‘attacca’ alla mia maglietta, ma so resistere. Per il resto, cerco di sfruttare il mio fisico, senza esasperarlo. Con naturalezza.

Prima di entrare in campo studio da vicino chi potrebbe marcarmi, per crearmi un profilo mentale. Quanto è alto, quanto è pesante. Ma senza restare condizionato. A volte però il mio fisico mi penalizza mi vengono fischiati falli che non commetto e non me ne vengono fischiati altri che subisco”. A riportare è Calciomercato.com.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Napoletano di nascita ma fedele e viscerale interista dall’infanzia. La profonda passione per il calcio è una costante della mia vita. Amo la scrittura e le lingue straniere, in particolar modo lo spagnolo e il francese. Sogni? Diventare un rinomato scrittore, necessariamente felice.