Roma, Dzeko: “Sarei potuto partire, ma non ho mollato. Derby? Sarà molto caldo”

Edin Dzeko
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A cinque giorni dal derby con la Lazio, in programma sabato alle ore 18, l’attaccante della Roma Edin Dzeko ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano tedesco Kicker. Tanti i temi trattati dal bosniaco, che ha ripercorso alcune tappe della propria esperienza in giallorosso. Ecco quanto riportato da Calciomercato.com:

Sulle critiche ricevute: “Se ho comprato le magliette “Edin Cieco?” No, ho solo le mie maglie, quelle ufficiali. Con i nuovi mezzi di comunicazioni tutti possono dire qualcosa. Io accetto le critiche degli addetti ai lavori, ma spesso giudica chi non ne capisce molto: queste critiche le ignoro. Il primo anno è andato male perché al City, durante la preparazione estiva, non mi avevano fatto giocare sapendo che sarei andato via. Fisicamente ero fiacco e in più il non fare gol comincia a pesarti anche psicologicamente. Dovevo ambientarmi in questo campionato che è difficile. Archiviamo quella prima stagione: è stata d’insegnamento”.

Sul possibile addio alla Roma: “Avrei potuto lasciare la Roma dopo il primo anno, ma non sono uno che molla. Quell’estate ho liberato la mente dai brutti pensieri, ho lavorato sul fisico e fatto una preparazione come si deve. Nel calcio è tutto troppo bianco o nero: se Messi e Ronaldo non segnano per due partite, cosa che non accade quasi mai, si parla di crisi. Non siamo robot, possiamo far bene e a volte meno”.

Sui tifosi giallorossi: “I tifosi a Roma sono incredibilmente fanatici e il calcio qui a volte ha un’importanza esagerata. Allo stesso tempo però giocare davanti a loro ti trasmette quell’entusiasmo che ti dà una spinta in più. L’addio di Totti è stato emozionante, stavo per piangere perché una leggenda smetteva di giocare a calcio. Ma era il momento giusto per smettere, lo sa anche lui. A Roma è difficile passare inosservati: se uno mi vede a cena parte il caos e in 100 mi chiedono autografi. Se posso evitare di andare in città evito. Qui però si vive bene, anche mia moglie e i miei figli stanno bene. Stiamo a metà novembre e fa calduccio. In Germania non credo sia così…”.

Sul confronto Serie A-Bundesliga: “Gli allenamenti più faticosi erano quelli al Wolfsburg, ma questo anche perché il tecnico era Magath. Il lavoro è stato ripagato dalla vittoria del titolo. La Premier, invece è il “non plus ultra”, li è calcio totale. In Italia c’è più tattica e per qualcuno può essere noioso; io invece qui ho imparato cose che non avevo mai visto in tutta la mia carriera, migliorando in tanti aspetti. La Juve dal 2011 è troppo forte per gli altri, tant’è che hanno speso 90 milioni per Higuain. Quest’anno però il campionato è più livellato, ma i bianconeri restano i favoriti. Mi sento bene come mai, ho ancora un paio di anni per portare lo scudetto alla Roma e ripetere quanto vinto con Wolfsburg e Manchester City”.

Sul derby con la Lazio: “Per chi non lo vive è impossibile capire: se vinci per i tifosi la vita è più bella. Ora le proteste delle tifoserie sono finite, quindi vivrò il derby più caldo. Queste partite in uno stadio semi-vuoto erano tristi”.

Sul calciomercato: “Nessun giocatore dovrebbe valere 222 milioni. Sei anni fa prendevi un top-attaccante per 30 milioni, ora ne spendi 50 per un difensore. Ormai il calcio è legato al business”.

Sul VAR: “È strano, perché quando segni non sai se puoi esultare o aspettare che l’arbitro controlli l’azione. Ci dobbiamo ancora abituare, non bisogna abusarne”.

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