MARCO RAZZINI – Dzeko, la squadra conta più del successo personale. Venezia e Foggia, un sogno diventato promozione

Marco Razzini

«Ricorda ragazzo, il nome che porti davanti è più importante di quello dietro. Siamo una squadra, non lo show di un giocatore. Capisci?»

Questa volta ho deciso di aprire con una citazione di un film, Goal! nella fattispecie. Sostanzialmente chiarisce ciò che penso e voglio dire riguardo quanto successo nell’ultima partita della Roma contro il Pescara, match vinto con non troppe difficoltà. Per chi non lo sapesse, con la partita già ampiamente chiusa sullo 0-4, Luciano Spalletti ha deciso di togliere Edin Dzeko per, a detta dell’allenatore toscano, farlo riposare in vista degli impegni dei giallorossi. L’attaccante bosniaco non ha preso molto bene la sostituzione, mimando il più classico gesto del “vai a quel paese“, per essere corretti e non volgari. Come se non bastasse il nervosismo di Dzeko, nel post partita Spalletti si è sentito rincarare la dose da Christian Panucci, opinionista per Premium Sport. Essenzialmente, l’ex difensore ha criticato il fatto che Spalletti ha tolto dal campo Dzeko, con l’attaccante in piena corsa per il titolo di capocannoniere. Tralasciando la tensione e il successivo battibecco che si è creato tra i due, è difficile andare contro alla decisione presa dall’allenatore giallorosso. Obiettivamente, un allenatore deve pensare alla squadra e agire per il bene di quest’ultima. Dunque la decisione di togliere dal campo Edin Dzeko in una partita a senso unico fin dall’inizio e senza nessuna particolare difficoltà per farlo riposare in vista dei prossimi impegni di campionato (Lazio, Milan e Juventus), è stata una decisione giusta e assolutamente condivisibile. Posso capire che il bosniaco non abbia gradito la sostituzione sapendo che sta lottando per diventare capocannoniere, quindi aveva voglia di trovare il gol, vista anche la non ottima e solida difesa abruzzese, però è inutile fare tanti drammi o attaccare Spalletti, perché se ha tolto Dzeko per farlo riposare, vuol dire che non ha, o non ritiene di avere, giocatori validi che possano sostituirlo. Dunque un messaggio di chiusura per Edin Dzeko e per tutti i giocatori di calcio, un messaggio che al giorno d’oggi sembra perdersi sempre di più negli archivi di un calcio passato e che, ormai, non esiste più: il nome davanti è più importante di quello dietro, la squadra è più importante del successo personale.

Passando, invece, a un tema più positivo, parliamo di Venezia e Foggia. Le due squadre hanno vinto, rispettivamente, il girone B e il girone C di LegaPro, ottenendo dunque la promozione in Serie B. Per le due realtà è senza dubbio un sogno diventato realtà. Il Venezia non disputava la Serie B da 12 anni, mentre per il Foggia l’ultima presenza nella serie cadetta è datata ben 19 anni fa. La squadra guidata da Filippo Inzaghi era partita a inizio stagione con l’obiettivo principale di ottenere la promozione, e la squadra è stata costruita di conseguenza, grazie anche a Joe Tacopina, italo-americano proprietario del club. Il Foggia, dal canto suo, già la scorsa stagione arrivò vicino alla promozione, prima di essere eliminato dal Pisa al playoff. La promozione del club pugliese rappresenta anche la consacrazione di Giovanni Stroppa come allenatore, che dopo l’addio alla primavera del Milan ha girovagato senza mai trovare grande successo. Complessivamente, entrambe le squadre hanno dominato in lungo e in largo per tutta la stagione, segnando un importante solco in classifica con le rivali. Infatti, a oggi il Venezia conta 13 punti di vantaggio sul Parma, mentre il Foggia dista 9 lunghezze dal Lecce. Dulcis in fundo, complimenti a entrambe le società per l’ottima stagione, e, finalmente, bentornati in Serie B!

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Capo-redattore di Novantesimo.com. Cresciuto nel calcio di fine anni '90 e inizio 2000, l'amore per lo sport è scoccato fin da subito. La mia passione si divide tra calcio, economia e storia, che porto avanti con €uroGoal e Storie Di Calcio.