Chievo Verona, Dainelli: “Ho il contratto fino a giugno. Qui ci si aiuta l’uno con l’altro”

Dainelli

Il difensore del Chievo Verona Dario Dainelli ha rilasciato un’intervista alle colonne del quotidiano La Gazzetta dello Sport oggi in edicola: “È una famiglia che ha regole e abitudini. A volte sono tanto ferree, con una storicità di ambiente e con un presidente abitudinario. Si crede che sia giusto comportarsi come si è sempre fatto, magari chi arriva da fuori non apprezza subito, perché vedi delle diversità da altri posti, però dopo poco capisci che è l’aspetto che fa la differenza. Cambiamenti ponderati, ma pensati e desiderati. Sono arrivato a fine gennaio 2012, da una situazione difficile a Genova, con infortuni e sospetti di presunta combine in un derby. Ma nelle difficoltà ti accorgi delle persone che ti fanno bene, il presidente e il Chievo fanno parte di queste”.

Il centrale difensivo ha proseguito: “Ero in prestito, poi sono rimasto anche se dal punto di vista contrattuale non era facile, perché a Genova c’erano altri parametri di stipendi. La mia scelta è stata giusta, sono qui da oltre cinque anni. Lo spirito del Chievo è sapere da dove viene e quale è la strada. La volontà è quella di aiutarsi l’uno con l’altro perché a livello tecnico, di età o di valori la maggior parte delle squadre ha qualcosa di più”.

Il classe 1979 ha concluso parlando del suo futuro: “Ho il contratto fino a giugno, mi ero prefissato di continuare finché c’erano entusiasmo, divertimento e la voglia di stare in gruppo che ti tiene giovane. Quando vinci non senti gli anni o la fatica. Spesso parliamo di cosa si farà da grandi, visto che siamo in tanti con una certa età. Mi sento più vicino a restare nella vita sul campo, anche se gli spostamenti di un allenatore possono essere difficoltosi per la famiglia. Allora pensi a un incarico dirigenziale. Montella? Mi chiese anche la maglia nel giorno del mio esordio. Gliela diedi, ma non capivo, forse qualche legame con Empoli. A distanza di anni alla Fiorentina trovai un fisioterapista che si chiamava Dainelli, mi disse: ‘Io ho la maglia del tuo debutto in A’. Ecco, ora si spiega tutto”.

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